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Mariposa -emiliaexclusive-


I Mariposa sono una bella realtà da ormai tanti anni. Diversi album, una casa discografica alle spalle (Trovarobato), di fatto di loro proprietà e tanti concerti in giro per l’Italia. Da poche settimane è uscito il nuovo album, “Semmai Semiplaya” e Alessandro Fiori ha lasciato la band. Di tutto ciò ne parliamo con Michele Orvieti che ci risponde dal quartier generale della Trovarobato.

Come mai Alessandro Fiori ha deciso di abbandonare l’imbarcazione Mariposa?
Questioni personali e motivazioni artistiche: una sua nuova prospettiva familiare e un nuovo percorso artistico solista che lo vedrà a breve bissare il proprio album "Attento a me stesso" uscito nel 2010.

Ha ancora senso pubblicare nuovi album in un mercato dove il downloading illegale schiaccia tutto e tutti?
Certo che sì! I pirati impediscono alle navi di viaggiare nei mari? No.
Il download illegale è un vero problema per l'industria musicale (anche e soprattutto per noi piccoli); questo però non significa che sia necessario smettere di produrre nuova musica. C'è invece da pensare a nuove soluzioni e nuovi modi per avvicinare all'acquisto un pubblico sempre più distratto. Anni fa si parlava di un celestial jukebox che permettesse l'ascolto e il download di tutta la musica del mondo con una piccola quota mensile da ridistribuire agli aventi diritto.
E' un'idea ancora splendidamente valida: ma a questo c'è da aggiungere un "oggetto" per tutti coloro che vogliono "fisicamente" il tuo disco. Il ritorno del vinile ne è prova lampante.

I Mariposa sono un ensemble dalle mille sfaccettature. Tra le tante, come amate definirvi e soprattutto non ho ancora capito cosa facciate (musicalmente parlando)?
I Mariposa fanno "musica componibile". E hanno utilizzato un intero album ("Pròffiti Now! Prima Conferenza sulla Musica Componibile" del 2005) per affermarlo. La "musica componibile" è poi una pura astrazione. Hanno da sempre lavorato di "ricerca" all'interno della forma-canzone: ed è questo l'ambito da loro percorso in lungo e in largo. Ma hanno anche prodotto musica puramente strumentale e adorano le collaborazioni, le ibridazioni i meticciati e le sfide impossibili.


Quando c’è, se c’è, di Bologna nei Mariposa?
Bologna ha visto nascere il nucleo fondativo dei Mariposa, quando, nel 1999, come corollario di un'eterogenea esperienza universitaria, si sono incontrati Alessandro Fiori, Gianluca Giusti e Michele Orvieti.
Tanti luoghi sono stati importanti per quel primo nucleo creativo: come un'enorme appartamento di via San Vitale (nel palazzo posseduto dalla principessa Elettra Marconi), piazza Carducci, le varie sedi che ha avuto in quegli anni il DAMS. Bologna è poi rimasta la città sede dell'etichetta Trovarobato (nata dall'esperienza musicale dei Mariposa) e il suo quartier generale di piazza di Porta Mascarella è stato per anni la sala prove dei Mariposa e ha visto esperienze importanti come le registrazioni pubbliche della prima serie della trasmissione radiofonica "Magazzeno bis" (andata in onda su Radio Città Fujiko prima, Radio Città del Capo poi e in seguito su molte altre emittenti). Dopo due anni di assenza torniamo a prendere possesso degli stessi spazi come sede della nuova cooperativa di servizi musicali Sfera Cubica.


Cosa c’è nel prossimo futuro sulla strada dei Mariposa?
Un tour di "Semmai Semiplaya" che, partendo a fine aprile, li porterà a calcare i palchi estivi.
Sulla lunga distanza c'è un progetto discografico dal fortissimo impatto sul quale manteniamo ancora il più assoluto riserbo.

Trovarobato è la casa discografica dei Mariposa e di altri. Come scegliete gli artisti del vostro catalogo?
Cerchiamo di essere sempre attenti a ciò che ci circonda e cerchiamo di non dimenticare mai le tante effervescenti realtà che ci offre il territorio circostante. Siamo recettivi e cerchiamo sempre di valutare le tante proposte che ci arrivano ogni giorno.
L'esperienza live dei Mariposa ci permette poi di incontrare e ascoltare dal vivo moltissimi artisti: molte delle band poi prodotte da Trovarobato (come Eterea Postbong Band, Dino Fumaretto, Alessandro Grazian) sono state incontrate prima dai Mariposa nei palchi di tutta Italia. Molte altre (come Baby Blue e Samuel Katarro) ci sono state segnalate da fidatissimi amici e collaboratori come Andrea Sbaragli della fiorentina A Buzz Supreme.

a.t.


Mario Biondi -emiliaexclusive-


Mario Biondi è una voce nera dalla pelle bianca. Biondi è il nome balzato al grande successo (dove per grande s'intende immenso) con alcuni lavori discografici che hanno travalicato senza problemi i patri confini. Biondi è un crooner che in questo momento è dall’altro capo del telefono e con la sua voce calda e profonda risponde alle nostre domande. Un grande. Non c’è che dire.

Nel 2004 un tuo brano destinato al mercato giapponese fu trasmesso da BBC One. Come hai reagito a questa notizia?
L’ho saputo da un mio amico che m'inviò una serie di playlist della BBC con la programmazione di Norman Jay (dj della BBC) e notai che all’inizio ero al quinto posto, poi al terzo, poi al secondo e infine al primo. Pensai a uno scherzo, non ci ho creduto fino a quando, un giorno, ho incontrato Norman che mi ha fatto tanti complimenti confermandomi la sua intensa programmazione del mio brano.

Tu ti muovi in un ambito musicale prettamente anglofono. Da italiano bisogna stare attenti ai passi che si fanno o si può andare dritti per la propria strada?
La differenza la fa come ti poni nei confronti della professione piuttosto che il linguaggio che usi. E’ il modo di sposare la musica, di come persegui la strada che hai iniziato a percorrere che è importante. Dopo il successo ho capito che potevo lavorare meglio e di più. Non sono arrivato a nessun traguardo, ho invece trovato un punto più solido e saldo.

La tua è una carriera di successo, non ti sei mai fermato un attimo a pensarci?
Ogni tanto cerco di capire dove sono arrivato e quale direzione devo prendere, credo sia fondamentale. Ovviamente quando si è sul palco non si pensa a quanto si è famosi o meno, si canta e basta. Il bello del nostro lavoro è che ogni giorno è un giorno nuovo. Ogni serata è diversa dall’altra.

a.t.

Confusional Quartet -EMILIAEXCLUSIVE-


I Confusional Quartet erano l’intellighenzia nel dilagante punk rock. Eravamo alla fine degli anni ’70 e Bologna esplodeva come una polveriera. I Confusional Quartet facevano jazz-rock wave e molti, anche al di fuori dei patri confini, si accorsero di loro. Dopo qualche stagione la band arrivò al capolinea, troppo avanti, o forse non supportata in maniera adeguata. Chissà? Oggi a distanza di trenta anni i Confusional si sono riformati nella line-up originale e hanno pubblicato un album d'inediti per la bolognese Ansaldi Records. Marco Bertoni ed Enrico Serotti ci conducono per mano nel nuovo viaggio.


Cosa, o chi vi ha portati dalle parti dell'Ansaldi Records?
Quando abbiamo deciso di ritrovarci a suonare, abbiamo pensato di farlo nelle sale prova del centro Vecchio Son di Bologna, l'idea di proporre all'Ansaldi (la piccola etichetta che fa riferimento al Vecchio Son) "Italia Calibro X", è stata una scelta naturale. Inoltre sentiamo che quest'album è legato ad argomenti come Bologna, la cultura underground in questa nostra città e per noi il Vecchio Son e l'Ansaldi rappresenta oggi una parte di questa realtà.

L’album è stato registrato in presa diretta. Era il metodo di lavoro dei Confusional anche all’epoca?
Sì, era il metodo di lavoro seguito anche allora. Eravamo obbligati a farlo considerando i mezzi tecnici a disposizione a quel tempo. Il primo album fu registrato in due giorni su un otto piste. Però questa volta non ci sono nemmeno quelle poche sovra-incisioni di allora, in questo lavoro suoniamo dal vivo tutti insieme. L'album nasce dall'idea di mescolare alle registrazioni delle prime session altri contributi sonori. E' un'operazione condotta con Gianni Gitti, il nostro primo e fantastico produttore. Già all'epoca Gianni operò sui nostri pezzi, utilizzando solo il nastro magnetico, facendo mescolamenti con altre fonti sonore.

I Confusional sono un gruppo che si schiera, politicamente parlando?
Il Confusional Quartet è nato nel 1977. L'anno dei disordini di Bologna e del Movimento.  Per primi parlammo di futurismo nell'ambito dei gruppi rock e per questo fummo anche tacciati di fascismo. In sostanza non usando la voce, siamo sempre stati liberi dagli slogan. Secondo noi, allora come oggi, è il nostro contributo musicale alla scena alternativa ad avere un senso politico. Cercare di demolire schemi prestabiliti, destabilizzare certezze e proporre altre modalità espressive.  Questo è sicuramente politico.

La copertina e il titolo ricordano gli anni di piombo. Cosa voluta?
La cover è stata l'ultima cosa realizzata per questo disco e cerca di sintetizzare un po' il "mood" dell'operazione, così come spontaneamente si è venuta a creare.  E' stato sufficiente mettere dei manifesti delle nostre facce attaccati a un muro sotto i portici di Bologna e fotografarli. La grafica retinata crea un'immagine che riporta a quegli odori acri. Il titolo vuole ricordare i film italiani di serie B. In fondo questo è un album concert, una storia im/probabile e italiana fatta di suoni e musiche.

Quali sono le influenze musicali che vi siete portati in questo nuovo album?
La situazione musicale registrata nell'album è molto particolare e non è frutto di un lavoro di composizione e ricerca. Semplicemente quattro persone che dopo trenta anni si ritrovano in una stanza, accendono gli strumenti e suonano, come allora, senza parlarsi, senza guardarsi, esprimendosi in libertà. “Italia Calibro X” è in sostanza la postproduzione futurista delle registrazioni di alcune di queste improvvisazioni. I brani di quest'album, musicalmente parlando, sono stati suonati solo una volta e non sarebbe possibile ripeterli o riproporli, nessuno di noi sa cosa sta facendo.  Più in generale, se allora ammiravamo band come gli Area, i Devo e i Talking Heads, oggi suoniamo pensando a noi.

Cosa mi sono dimenticato di chiedervi?
"Progetti futuri?", ti avrei stupito.

SALUTI DA SATURNO -EMILIAEXCLUSIVE-



   I SALUTI DA SATURNO sono uno dei pochi nomi che ha segnato il panorama musicale peninsulare con un album, “Parlare con Anna”, che è stato un fulmine a ciel sereno. Da pochi giorni è uscita la seconda fatica discografica, “Valdazze” e così abbiamo rivolto a Mirco Mariani quattro domande. Tra folk, pop e musica d’autore. Tra malinconia e gioia. Tra passato e futuro.

Saluti Da Saturno è un nome decisamente particolare. Come nasce?
“La mia idea era di salutare dall’alto, in modo di non essere legato alle cose materiali. Considerando che le mie canzoni sono tra la malinconia e la gioia, questo nome mi sembrava che potesse calzare alla perfezione. Il nome, inoltre, deriva anche dal mio amore viscerale nei confronti di Fellini cui lego la parte del sogno che c’è nel progetto”.

Molti hanno definito la tua musica “Pop d’autore”, ti ritrovi in una definizione del genere?
“Le definizioni sono quelle cose che non ho mai preso troppo sul serio. A me piace scrivere delle canzoni ed ho i miei riferimenti. Il nuovo album l’ho dedicato a Sergio Endrigo e Fiorenzo Carpi e questi sono i miei capisaldi. Se poi la mia musica è pop, non ne ho idea. Il mio obiettivo è creare delle canzoni che non siano mai ripetibili, anzi devono essere imprevedibili”.

In un periodo così buio c’è, o ci deve essere lo spazio anche per sorridere?
“Io credo che il sorriso sia fondamentale e la musica deve far sorridere. Non si può portare avanti sempre idee pesanti e concettuali, perché così facendo ci si stanca. La musica deve portare allegria”.

Che cosa deve aspettarsi chi non vi conosce da un vostro concerto?
“Deve aspettarsi delle sorprese. Il nostro concerto è preparato in sala prove al 50%, mentre il restante succede lì, sul palco. Il mio obiettivo è che l’ascoltatore deve sentirsi come se fosse sul palco con noi. Ai nostri live può succedere che decidiamo di andare a ballare in mezzo al pubblico e magari uno o più spettatori possono essere “trascinati” sul palco con noi, magari per cantare un brano insieme. Il nostro pianobar è una festa, dove ci sono momenti surreali, tra divertimento e malinconia. Per me l’importante è non annoiarsi, non voglio ripetere concerto dopo concerto un cliché, uno spettacolo sempre uguale. Sì, con i Saluti Da Saturno questo non accade”.

a.t.

DENTE -EMILIAEXCLUSIVE-



Nel panorama dei cantautori italiani stanno sgomitando diversi nuovi nomi. Uno di questi si fa chiamare DENTE e in questo fine 2011 è in giro per presentare il suo nuovo album. In questa prima trance di concerti suonerà all’Off di Modena e all’Estragon di Bologna. Queste sono le sue parole.

Il tour è iniziato da qualche giorno. Avverti un cambiamento nel pubblico rispetto ai precedenti tour?
No, non ho notato nessun cambiamento. Rimane una platea molto attenta, che si diverte a cantare con me. Mi sono stupito, nelle prime date, che il pubblico conoscesse a memoria anche le nuove canzoni, che perfino io facevo fatica a ricordarmi. È stata una bella soddisfazione vedere che i nuovi brani sono già tra i preferiti degli ascoltatori.

Il nuovo album è balzato, nella settimana di uscita, al quindicesimo posto nella classifica di vendita. Ti aspettavi un risultato così sorprendente?
Mi aspettavo di andare in classifica perché c'era un pò di attesa nei confronti del disco. Sicuramente tutti i fan raggiunti con i due precedenti album hanno subito acquistato il disco, spingendolo in una buona posizione. Io avevo pronosticato un venticinquesimo posto, quindi grande soddisfazione.

Questo risultato significa forse che gli ascolti degli italiani stanno, in qualche modo, cambiando?
Sì, stanno cambiando. C’è in atto una bella rinascita che ho colto andando in giro per l’Italia. Gli ascoltatori hanno ricominciato, cosa inaspettata, ad acquistare i cd. Inoltre c’è una nuova leva artistica che sta crescendo molto bene, scrive canzoni molte belle e molto popolari, diversamente da alcuni anni fa quando la musica indipendente era vista come un qualcosa di difficile e ostico. Oggi c’è più leggerezza e le canzoni sono diventate più fruibili. Infine c’è più apertura anche da parte dei media rispetto ai nuovi nomi che sono nati artisticamente in queste ultime stagioni.

Ti ritieni un cantautore leggero?
Assolutamente no. Non credo che i miei testi siano leggeri, mentre la musicalità dei miei dischi è decisamente fruibile. Pesco a piene mani dal bacino della canzone d’autore italiana che amo tanto. La mia musica si può definire fruibile, non leggera.

Se dovessi consigliare l’acquisto del tuo ultimo album cosa diresti?
Prima di tutto la vendita dell’album mi aiuterebbe a pagare l’affitto di casa. Scherzi a parte, non mi sento di consigliare i miei dischi o i miei concerti. Se un ascoltatore s'imbatte nelle mie canzoni, può decidere in autonomia di venire al concerto o di acquistare il disco. Per me l’importante è continuare a fare musica.

Oggi quanto conta nel mondo musicale apparire nei posti giusti al momento giusto?
Credo che il farsi vedere non conti più di tanto. Un esempio ne sono i Verdena, un gruppo che non vedi mai in giro, ma che con il loro vivere eremita ha raggiunto un successo notevole.

Tre nomi, tre pareri. Afterhours. Bugo. Subsonica.
Gli Afterhours sono un gruppo storico che seguo dall’album “Germi”. Mi è capitato di cantare con Manuel Agnelli un mio pezzo ed è stata una forte emozione. Bugo è un artista molto importante per la musica italiana. Quando l’ho visto per la prima volta, ho capito che si potevano fare determinate cose, si potevano scrivere delle belle canzoni parlando in un modo diverso. I Subsonica non rientrano nelle mie corde. E’ un ottimo gruppo per ballare. Il valore di un Bugo rispetto ai Subsonica è decisamente un'altra cosa.

Però anche con alcune tue canzoni si potrebbe ballare.
E’ vero, ma con i Subsonica il motivo fondamentale è il ballo.

a.t.

FRANCESCO BIANCONI -EMILIAEXCLUSIVE-



Francesco Bianconi, voce dei Baustelle, ha pubblicato (attraverso Mondadori) il suo primo romanzo: Il regno animale. Bianconi è stato ospite del Festival di filosofia a Carpi. In quella occasione gli abbiamo rivolto qualche domanda. Ecco le sue risposte ed un invito a leggere "Il regno animale".


Perché questo titolo?
Perché le avventure del giovane Alberto, aspirante giornalista e scrittore alla moda, sono un pretesto per raccontare un contesto. Un contesto che è, metaforicamente, zoologico: ho cercato di raccontare la città più ricca e moderna d'Italia, Milano, senza mezze misure, e insieme alle bestie che la abitano. Volevo far vedere come in una società civilizzata e democratica dell'Occidente si possano annidare i germi di una sorta di "de-evoluzione" dello spirito.

I Jesus & Mary Chain sono meglio della Divina Commedia di Dante?
Oh, no, non credo. Preferisco la Divina Commedia. E' Susi, un personaggio del libro, a pensarla così. Ma dal suo punto di vista, ha ragione: lei è una borderline, con pochi sogni e poche speranze. Soffre, ed è arrabbiata. Quindi il minimalismo dei testi di molti gruppi punk o post-punk ha la capacità di arrivarle più direttamente al cuore. Il ritornello di una canzone descrive la sua vita meglio di quanto possa fare una terzina del Purgatorio.

Espresso o Panorama?
L'Internazionale.

Mi puoi dare la ricetta migliore per fare le rane?
Nonostante la canzone dei Baustelle e nonostante il capitolo del romanzo che ne parla, non sono un grande appassionato di rane. Da piccolo andavo a pescarle, la madre di qualcuno dei miei amici le cucinava e le mangiavo, ma se devo dire la verità non mi hanno mai fatto impazzire. Il modo migliore di mangiarle, comunque, è friggerle. Pastella senza uovo, solo farina. Olio extravergine d'oliva (solo con quello si frigge, in questo senso sono un talebano) e sale solo alla fine. Il sapore è un misto fra il merluzzo e il petto di pollo. Preferisco le lumache, o le interiora di qualsiasi essere vivente.

Un tuo parere su un film: "Inception".
Al contrario di Alberto e la sua fidanzata, il mio giudizio non è così negativo. E' un film che è piaciuto a tutti quelli che conosco: sia agli appassionati dell'azione e dello spettacolo all'americana, sia a chi su certi prodotti spettacolari gode a costruirci grandi cattedrali interpretative di stampo semiotico. Per questo nel romanzo mi serviva che ad Alberto non piacesse e fosse disgustato dai commenti dei due sapientini omosessuali seduti dietro di lui in sala. La visione del film avviene in un punto del romanzo in cui Alberto ha preso coscienza di essere "contro" la città e i suoi animali, quindi "Inception" lo deve odiare per forza. Se vuoi invece il mio voto personale, direi che è un sette. Ma confesso di non amare particolarmente Di Caprio. Invecchia senza che quella sua faccia da ragazzino si screpoli mai. Per cui, quando gli affidano ruoli da uomo fatto, mi viene un po' da ridere.

Air e Massive Attack sono i gruppi più indicati per fare l'amore?
Può darsi. Lenti, narcotici, rilassanti. Si potrebbe provare anche con la musica classica. Però provateci voi. Io preferisco farlo senza musica. Non sono così romantico come mi si descrive. Non amo la musica di sottofondo in generale, e non riuscirei mai a tenere alta l'attenzione su due cose contemporaneamente. Aut aut: o un corpo nudo di donna o la Quinta di Beethoven.

In un momento del libro citi dei cacciatori. Tu cosa ne pensi della caccia?
Mio nonno era un cacciatore. Mio padre è un cacciatore. Conosco un sacco di cacciatori ad Abbadia di Montepulciano: tutte persone semplici, perbene. Ecologisticamente parlando, credo che facciano più male i contadini dei cacciatori. Molte specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione più a causa dei pesticidi e dell'agricoltura intensiva che delle fucilate.

La politica e l'etica.
"Chi governa la città" dovrebbe essere guidato da valori di tipo etico. Dare il cosiddetto esempio. Altrimenti si rischiano conseguenze serie su più livelli. Ad esempio: se mi rendo conto che chi ho delegato come mio governatore è un maiale, mi sento autorizzato a entrare un po' nel porcile anch'io, non so se mi spiego. Questo può portare a due conseguenze: la dissoluzione dei legami sociali alla base della sopravvivenza della città (la rottura di un sistema), oppure la normalizzazione, cioè la trasformazione della città in una città di maiali con nuove regole e comportamenti da maiali. "Il ritorno della foresta" o "l'istituzionalizzazione del porcile", per farla breve. I tempi che viviamo in Italia sono esemplari in questo senso. Credo, al di là del dover essere, che i politici dovrebbero perlomeno fingere di avere un'etica. O fingere meglio di quanto stiano facendo da vent'anni a questa parte. Viene da rimpiangere quarant'anni di nefandezze democristiane.

Nel romanzo tu muori ucciso da pallottole sparate da terroristi. E' questa la fine che ti immagini?
Magari. Se non smetto di fumare morirò di cancro, come quasi tutti, dopo lunga agonia.

Hai paura della morte?
Direi di no. E' la vita che mi spaventa.

a.t.

Art Brut - Emiliaexclusive -


Gli Art Brut sono inglesi. Fanno rock. Sono in attività da alcuni anni e possono vantare fan illustri come Frank Black dei Pixies. Sul finire di settembre sono passati dall’Italia e dalle nostre parti (Covo, Bologna), per presentare l’ultimo album, Brilliant! Tragic!
Il loro leader, Eddie Argos, ha risposto ad alcune nostre domande.

Il vostro nome deriva dal nomignolo coniato dal pittore Jean Dubuffet, per descrivere i disegni di bambini, di persone affette da disturbi psichiatrici, o disegni primitivi. Perché avete scelto proprio questo nome?
Art Brut è il mio genere d’arte preferito. Mi piace perché è molto onesto. Un'altra definizione di Art Brut potrebbe essere quella legata all'arte che viene fatta dalle persone inesperte, che non sono andate a scuola. Quando abbiamo iniziato c'erano un sacco di band che venivano descritte come 'scuola d'arte' e volevo che il mio gruppo fosse esattamente l’opposto.

Mi puoi dare una definizione della vostra musica?
Molto onestamente facciamo rock and roll.

Cosa si prova ad avere dei fan importanti come Frank Black dei Pixies?
E’ davvero entusiasmante. E’ sempre bello quando qualcuno ammira la tua musica. Frank è il tipico esempio di critico che mi piace sentire a proposito di quello che facciamo.

Cosa si prova ad avere una propria canzone come colonna sonora di un videogioco?
È sempre un bene poter avere delle canzoni che si possono ascoltare in contesti diversi. A proposito dei videogiochi devo ammettere che non mi attraggono.

C’è un periodo storico nel quale ti sarebbe piaciuto vivere?
Mi piace il presente. Forse mi piacerebbe vedere il futuro.

Chi ha vinto la battaglia tra gli Art Brut e Satana?La battaglia è ancora in corso.
Ascoltando le vostre canzoni si può sognare un futuro migliore?
Sì, o perlomeno me lo auguro.

La musica deve portare le masse alla rivoluzione?
Penso che in alcune situazioni questo sia possibile, forse però non con le nostre canzoni. I miei testi non vanno in quella direzione.

Le canzoni intellettuali sono meglio di quelle d’amore?
Io scrivo da una prospettiva personale e credo che le nostre canzoni contengano un po' di tutto. Dall’amore ai testi intellettuali.

Se un ascoltatore dovesse avvicinarsi adesso alla vostra musica quale disco dovrebbe ascoltare?
Bisognerebbe ascoltarli tutti. Hanno una lunghezza che si può definire breve, quindi sommandoli tutti non ci vuole tanto tempo.

Quali musicisti stimi?
Jad Fair, Jeffery Lewis, Jonathan Richman e Bob Dylan.

Cosa vi aspettate dall’Italia?
Non vedo l’ora di suonarci.

Cosa unisce il mondo e cosa lo divide?
Non ne ho la minima idea.

a.t.

Brothel Creepers - Emiliaexclusive -

Di ritorno dalle ferie Emiliamixtape riapre i battenti con tantissime interviste, video e contributi.
Si parte con i Brothel Creepers per la rubrica EmiliaExclusive. Bentrovati a tutti!

I Brothel Creepers da Ozzano dell’Emilia (Bologna) saranno ospiti per il secondo anno consecutivo del Beatle week festival, settimana dedicata ai Beatles che si svolge a Liverpool. Hanno anche pubblicato da poco il loro primo album. Così abbiamo chiesto a Riccardo Naldi di raccontarci la storia della band.

Come e perché nascono i Brothel Creepers?
I Brothel nascono dopo lo scioglimento della nostra vecchia band, i VivaVoce, che faceva rock pop italian style con pezzi originali. Cercavamo qualcosa che ci desse più tiro e più divertimento per noi e per il pubblico! La visione di Backbeat (film del 1994) ci ha illuminato.

Perché questo nome?
Le Brothel Creepers sono le scarpe che usavano i rockabillier negli anni ’50, poi riprese dalla cultura punk americana, letteralmente significa "sbirciatori di bordelli".

Datemi una definizione del genere che proponete?
Non siamo Rockabilly, non siamo Punk, non siamo Rock'n'Roll, ma una fusione di tutto questo. Una volta un DJ ha detto che facciamo un genere "resuscitativo", perché più che fare cover, le riportiamo alla vita!

Avete pubblicato il vostro primo album da pochi giorni. Cosa potete dirmi in merito al disco?
Che è da comprare. Scherzi a parte, è un disco che racchiude fondamentalmente le nostre ispirazioni, infatti, si intitola How to teach you Rock'n'Roll, che può sembrare un titolo pretenzioso, però in copertina ci siamo noi sui banchi di scuola!

Come avete scelto le cover che sono presenti nel disco?
Racchiude le nostre ispirazioni, per cui si trovano cover di Little Richard, Jerry Lee Lewis, Elvis, Beatles, Chuck Berry e Brian Setzer!

Quali sono le vostre influenze artistiche, non solo musicali?
Come tutte le band siamo quattro personalità ben distinte, però posso dire che oltre alla passione per i Led Zeppelin, il Blues, il vecchio rock italiano e il brit rock, abbiamo in comune tanti fumetti, film visti insieme che vanno dagli horror (che piacciono tanto al batterista) a quelli biografici degli artisti come Walk The Line.

Ci consigliate un disco, un libro, un film.
Personalmente in questo periodo posso consigliare Amore e non amore di Lucio Battisti; Narciso e Boccadoro di Hesse e il film Limitless.

Cosa hai nelle tasche in questo momento?
Tanti plettri, tante canzoni da scrivere e tanta voglia di girare il mondo!

a.t.

Pete Yorn - Emiliaexclusive -

Pete Yorn è passato da Bologna per un concerto. Pete ha pubblicato otto album, ha collaborato con Frank Black (Pixies), Peter Buck (R.E.M.) e Scarlett Johansson (attrice), solo per citare alcuni nomi. La sua musica è un concentrato di rock, folk, amore e mistero. La sua musica è carica di pathos emotivo. Noi di Emiliamixtape abbiamo rivolto a Pete una domanda secca.

Quali sono gli artisti che stimi di più?
Stimo gli artisti che sono capaci di scrivere canzoni sulle proprie esperienze personali, ma che riescono a farle diventare vicine al vissuto dell’ascoltatore o di una persona che si conosce.

a.t.

Agnes Obel - Emiliaexclusive -

Agnes Obel ha pubblicato il suo debutto e il mondo si è accorto di questa giovane artista danese (berlinese d’adozione), dalla voce vellutata che ama accompagnarsi al pianoforte. Una sua canzone è stata utilizzata in Germania per lo spot televisivo della Deutsche Telekom, un’altra è finita nello spot della Nivea, un’altra ancora in Grey’s Anatomy. Insomma Agnes ha colpito nel segno ed è arrivata in Italia per alcuni concerti, uno dei quali nella nostra regione. Agnes ha gentilmente risposto alle nostre domande. Agnes merita di essere ascoltata. Muovetevi prima che il vostro vicino di casa si vanti di averla scoperta.

Che importanza ha la musica classica nelle tue canzoni?
E 'difficile per me valutare esattamente ciò che influenza il mio processo di scrittura. Non ho mai consapevolmente scritto una canzone per evocare o ricreare una specifica musica. Credo che le canzoni nascano inconsciamente e si evolvono naturalmente. Naturalmente Satie, Bartok, Ravel e Debussy offrono una grande quantità di ispirazione e sono molto appassionata nei confronti di certi tipi di suoni di pianoforte utilizzati nelle registrazioni di musica classica, ma se le mie canzoni in alcun modo fanno eco a questi compositori, tutto questo avviene attraverso il mio subconscio. Pari, o addirittura maggiore, è per me l’influenza della musica ritmica contemporanea.

Ho sentito un tuo brano utilizzato nello spot di Grey’s Anatomy. Oggi per vendere i dischi credi che si debba cercare queste opportunità o anche se non arrivano si può vivere ugualmente?
Penso che sia positivo avere un tuo brano in un contesto televisivo come un film o una serie tv. Molti ascoltatori non avrebbero mai sentito la mia canzone alla radio o su altri canali tradizionali.

Se ci sono, mi puoi citare qualche artista donna che stimi?
La tua domanda parte da un presupposto, quello che un’artista donna debba essere influenzata esclusivamente da altre donne. Ma questo non è necessariamente sempre vero e non è il mio caso. Ci sono donne che ammiro, come Patti Smith, PJ Harvey e Kate Bush, e tanti altri, che sono uomini.

Cosa conosci dell’Italia?
Ho visitato l'Italia diverse volte con la mia famiglia da bambina e anche dopo per “colpa” di un mio amico che si è trasferito a Firenze. Avevamo entrambi 19 anni. Per questo motivo conosco bene la Toscana. Non sono stato mai stata a Bologna. Sarà la prima volta e mi auguro di avere un po’ di tempo per visitare la città.

Mi puoi consigliare un libro, un disco, un film.
Libro: Extremely Loud and Incredibly Close di Jonathan Safran Foer. Disco: Soft Airplane di Chad VanGaalen. Film: Let The Right One In di Tomas Alfredson.

Steve Hackett - EmiliaExclusive -

Steve Hackett è passato in regione per un live all’Estragon. Steve Hackett è stato IL chitarrista dei Genesis. Colui che ha suonato nei dischi del gruppo inglese che sono diventati dei capolavori. Steve Hackett è considerato tra i migliori chitarristi del mondo. Steve Hackett è un pezzo di storia che si può ancora vedere dal vivo e ascoltare con nuovi dischi. Steve Hackett ha risposto ad alcune nostre domande. Signore e signori Steve Hackett:

Che ricordi hai dei Quiet World (il gruppo di Hackett prima dei Genesis n.d.r.)?
Era la prima volta che lavoravo in uno studio professionale. E ' stato emozionante.

Quali sono i chitarristi che stimi?
Andres Segovia, Peter Green e Hank Marvin.

Conosci degli artisti italiani?
Ho lavorato con diversi artisti italiani, classici e rock.

Quale idea hai dell’Italia?
È sempre un luogo fantastico da visitare, dove ho molti amici. L’Italia è una nazione bagnata dalla storia ed è un bel Paese.

Ci puoi consigliare un disco, un libro e un film?
Album: “The Resistance” dei Muse. Film: “Nuovo Cinema Paradiso”. Libro: “The rest is noise” di Alex Ross.

La musica potrà salvare il mondo?
La musica è il più importante ambasciatore che abbiamo. Così possiamo continuare a provarci!

a.t.

Dustin O'Halloran - EmiliaExclusive -

Dustin O’Halloran è tornato in Italia per un paio di concerti, viveva in Romagna, così abbiamo colto l’occasione per rivolgere al compositore americano tre domande.
Dustin era la metà dei Devics, gruppo indie rock alquanto apprezzato. Dopo il letargo di quella esperienza ha dato vita ad una carriera solista che oggi conta già tre album. Il suo nome si è legato anche alla colonna sonora del film di Sofia Coppola, Marie Antoniette ed ultimamente ha composto le soundtrack di An american affair di William Olsson e Like crazy di Drake Doremus, quest’ultimo lungometraggio ha vinto da poche settimane il Sundance film festival 2011. Dustin è un genietto, da seguire attentamente. Lumiere è il titolo del suo ultimo album, tra musica classica, musica contemporanea e musica d’autore.

Che fine hanno fatto i Devics?
I Devics sono in un periodo di letargo, per il fatto che io vivo a Berlino e Sara Lov a Los Angeles e questo ha reso difficile lavorare insieme. Siamo grandi amici, ho collaborato al suo album solista. Credo che torneremo a fare qualcosa insieme anche se entrambi siamo molto impegnati con i nostri rispettivi progetti.

Perché hai deciso di trasferirti dalla Romagna a Berlino?
Sono sicuro che non avrei mai realizzato lo stesso album se non mi fossi trasferito a Berlino. Ha davvero cambiato le cose tornare all'energia di una città. Ovviamente ci sono anche le emozioni e gli accadimenti della vita che influiscono in un’opera artistica. Ho amato il mio tempo in Italia, ma sapevo anche che avevo bisogno di nuovo di vivere in una grande città e Berlino era perfetta.

Il tuo ultimo album è stato registrato in diverse città, tra cui New York, Berlino e Lugo. Città molto distanti fra loro. Quali sono le influenze che hai assorbito da ciascuna città?
Sì, il disco è stato registrato in Italia, Berlino, New York, Los Angeles e Copenhagen. Ogni luogo è così diverso dagli altri che ogni città ha portato sentimenti diversi all’interno del disco.

a.t.

www.dustinohalloran.com

Jolaurlo - EmiliaExclusive -

I “bolognesi” Jolaurlo sono pronti con il terzo album, Meccanica e Natura. Il cd sarà pubblicato attraverso la Irma Records che ha creduto nella filosofia del “Do it yourself” del gruppo. In quest'occasione la band ha deciso di creare una specie di azionariato popolare. Ogni biglietto venduto ai loro concerti è finito in una somma a sostegno delle spese di registrazioni dell’album. Ogni spettatore è così diventato un produttore e il suo nome è finito tra i crediti del disco. Perfino il titolo del cd è stato scelto online dai tanti “produttori”. Questa forma di produzione ha vinto anche un premio. La cantante Marzia Stano ha risposto alle nostre domande. Per capire, comprendere e magari fare nostro il loro pensiero.

Rispetto ai precedenti lavori in cosa si discosta Meccanica e natura?
A parte un sound più elettronico, Meccanica e Natura è un disco di rottura, di cambiamento totale, ovviamente reversibile perché per noi nulla è mai definitivo e tutto è in continuo movimento! Quello che è cambiato è principalmente il “linguaggio” mentre resta intatto il “messaggio”. Tanto per cominciare a livello di testi, la rabbia e il disagio, che hanno sempre contraddistinto i temi delle canzoni, vengono espresse in maniera differente, lasciando che la mia parte più dolce prevalga sul mio lato “guerriero”. Resta l’attitudine istintiva e irruenta ma di nuovo c’è il tentativo di far convivere l’energia caotica del punk con la puntualità e il rigore dell’elettronica. Questo disco a differenza degli altri, scritti e composti tutti assieme in sala prove, nasce in studio, dove per far sentire quello che cantavo non dovevo per forza “urlare”. Sarà per questo che mi concedo un nuovo registro vocale e la possibilità di esplorare suoni diversi. Per la musica c’è stato più o meno lo stesso processo, abbiamo curato noi la produzione artistica di quasi tutti i brani, Gianni e Mauro (chitarrista e tastierista) si sono calati nella veste di produttori e arrangiatori, io e Poppy (voce e bassista/chitarrista) svolgevamo il ruolo di supervisori. Insomma questo è stato un disco pensato, realizzato e metabolizzato interamente da noi.

Ascoltando e vedendo la vostra cover di Annarella, mi siete sembrati i CCCP del duemila. Quest'affermazione vi fa piacere, o è un’offesa?
Avendo scelto di reinterpretare un brano meraviglioso come quello, non può che essere un piacere la tua affermazione. Ma non abbiamo mai avuto la pretesa e il desiderio di voler “essere” loro. I CCCP erano l’unico gruppo italiano che ascoltavamo davvero con orgoglio quando avevamo 17 anni, rappresentavano la conferma che si poteva fare della buona punk wave pur essendo italiani. Quando abbiamo deciso di reinterpretare Annarella sapevamo che ci saremmo esposti a elogi ma anche a forti critiche, ma non ci è mai importato perché godiamo tantissimo ogni volta che la suoniamo e ci sentiamo autentici nel farlo.

Quali sono i musicisti e non solo, che vi hanno ispirato dall’inizio a oggi?
Ascoltiamo moltissima musica e amiamo diversi generi musicali. Spesso a ispirarci può essere anche il gruppo più sconosciuto della terra, ma se ci comunicano qualcosa, diventano i nostri idoli. Volendo citare i “grandi” non ho problemi a sostenere che nessuno di noi suonerebbe uno strumento se non ci fossero stati prima i Joy Division, New Order, Kraftwerk, o i Cure di Three Imaginary Boys, con le loro chitarre scordate, batterie fuori tempo e riverberi lontani e sensuali. Poi sono arrivati gli anni '90 con i Pixies, Sonic Youth, Nirvana, Elastica e avevamo tutti 16 anni, e grazie a loro abbiamo detto: “Possiamo provarci anche noi”. I presupposti erano buoni, ma come siamo arrivati a questo punto, proprio non lo so… (forse è colpa dei Prodigy).

Siete provenienti dalla Puglia e vivete a Bologna. Adesso che in Puglia si fanno più cose che a Bologna c’è il rimpianto di essere arrivati qui?
Ne parliamo spesso ma non è che possiamo partire ogni volta che ci sono delle criticità! La Puglia sta facendo passi da gigante ed è motivo di orgoglio per tutti noi. Continua a mancarci sopratutto d’estate. Bologna al momento è culturalmente molto più arida del passato ma è un problema di tutta l’Italia, non solo di questa città. L’unico rimpianto è che quando abbiamo potuto trasferirci a Berlino non l’abbiamo fatto, ma non è detto che il prossimo disco non nasca proprio lì.

Rimanendo sempre su legame con Bologna. Cosa vi ha dato e cosa vi ha tolto questa città?
Ci ha dato tanti stimoli e ci ha messo in contatto con una rete di persone che si sono verificate preziose nel tempo. Ci ha dato la sensazione di vivere in una città aperta e libera in cui la gente non si gira a guardarti male se esci da casa vestito in pigiama, o se bacio la mia ragazza sull’autobus. Quello che ci ha tolto in dieci anni è la spensieratezza, la calma e l’ingenuità.

Mi puoi dare un aggettivo per questi gruppi: CCCP, CSI, Bluvertigo, Afterhours, Massimo Volume, Tre Allegri Ragazzi Morti, Teatro degli Orrori, Le Luci della Centrale Elettrica, Subsonica, Marlene Kuntz.
Gli aggettivi esprimono categorie di giudizio e non è mia abitudine. Ti darò dei nomi, parole che mi vengono alla mente pronunciano i nomi di questi gruppi. CCCP: La Rivoluzione. CSI: Il Cambiamento. Bluvertigo: L’Immagine. Afterhours: Il Rock. Massimo Volume: La Poesia. Tre allegri ragazzi morti: Il Ritorno. Il Teatro degli Orrori: Il Presente. Le luci della centrale elettrica: Il Mistero. Subsonica: L'Eccezione. Marlene Kuntz: L'Esempio.

Cosa bisogna fare per suonare il primo maggio a Roma, fare da spalla agli Stereo Total, pubblicare con Irma, insomma date qualche consiglio a chi inizia a fare musica nel 2011? Bisogna crederci. Essere pronti a sacrificare tante cose della propria vita. Fare tesoro delle critiche ma non lasciarsi abbattere, cercare di collaborare con persone che hanno esperienza e credibilità, persistere nella propria strada in maniera determinata ma non cieca. Essere autentici.

a.t.

JoyCut - EmiliaExclusive -

I JoyCut hanno da poco pubblicato il nuovo album, “Ghost Trees Where To Disappear”. I JoyCut sono una band nata nel 2001, con alcuni album in carniere, che ha fatto da spalla ad importanti band straniere, come Editors o Arcade Fire. Le loro gesta artistiche sono conosciute anche all’estero e da ormai diverso tempo hanno sposato la causa ecologica. I JoyCut cercano di produrre musica senza inquinare, il bello che oltre a dirlo lo fanno veramente, utilizzando materiali riciclati, naturali e non inquinanti. Sono andati a registrare l’ultimo album nel primo studio in Europa (Londra) alimentato ad energia solare. Pasquale Pezzillo si è reso disponibile ed ha risposto alle nostre domande……per sapere e capire. La storia è intrigante seguite i link alle sue parole.

Vi siete formati nel 2001. A dieci anni di distanza il nome che avete scelto vi rappresenta ancora? Che cosa doveva e deve evocare?
Il nome JoyCut invita a consolidare nella memoria i segni dell'esistenza. Quali le tracce positive indelebili. Quindi non soltanto le cicatrici sofferte, ma anche i tagli di gioia.

La vostra musica è riconducibile a sonorità wave mescolate con il dark. Però secondo voi quale può essere la definizione esatta?
Introspettiva. Suggestiva. Emozionale. Ricerchiamo continuamente un galleggiamento, un suono che libri liquido e che escluda il "Tuttintorno". Ieri potevamo essere etichettati con “Rock sincretico suburbano, DreamPop”, oggi siamo una band “EcoWave” per eccellenza.

L’immagine di un albero è ormai diventata il vostro marchio di fabbrica (visivo). Cos’è per voi un albero?
L’albero ci ricorda di affondare tenacemente gli artigli dell'esistenza nelle morbide maglie della salubre Terra, al fine di edificarsi solidi e integri, forti e robusti, verso la fierezza del cielo. C'insegna a sondare e investigare il profondo, affrontare la parte oscura e nascosta, riconoscere i limiti, trasformandoli in validità e rifiorire.

Il nuovo album è stato registrato nel primo studio europeo alimentato a energia solare. C’è stata differenza d’atmosfera, di approccio, di metodologia del lavoro rispetto alle precedenti esperienze in altri studi?
Oggigiorno l'equipaggiamento degli studi si equivale, il residuo positivo di un lavoro o di una esperienza, per fortuna, è rappresentato ancora dal valore umano. Il fine è emozionarsi al punto da lasciar trasparire "aria solida" dagli ascolti una volta terminato il lavoro. Ci sarebbe troppo da raccontare. Un aneddoto sulla metodologia controversa ma funzionale può ritrovarsi in questa richiesta da parte di Jason, l'ingegnere del suono: "Proviamo a registrare eseguendo senza ascoltare l'emissione sonora, immaginando, al tatto, di sentire perfettamente il suono che avete in testa". C'è stato da divertirsi, da soffrire e da ricordare.

Quando leggo che il tour d'importanti artisti è a impatto zero, perché l’inquinamento prodotto sarà compensato da altrettanto verde che sarà introdotto in una zona sperduta della Terra, mi fa sorridere. Non sarebbe meglio cercare di non inquinare dove si vive? Insomma la musica rock potrebbe realmente non inquinare adottando altri criteri e metodologie di business?
Già dai primissimi anni ‘70, interrotto il rapporto fra OPEC e OCSE, si è cominciato -gioco forza- a parlare di "Sviluppo Sostenibile" e "Energie Alternative". Questo corso storico delle cose traccia -tristemente- il quadro di scelte che spesso -seppur virtuose- sono intraprese esclusivamente per necessità e non per etica. Oggi moltissime multinazionali aprono alla “GreenEconomy” e lo fanno per necessità, perché alcuni nobili decreti lo impongono e per calcolo e sottrazione (sono chiamati a produrre quantità precise di O2 per compensare la produzione di CO2). Chiaramente è una buona pratica, pur "sofferta" e "dovuta". Chiaramente espletata la funzione etica, messa a posto la coscienza, ci si può permettere di continuare a inquinare, questa volta con una consapevolezza diversa: si è fatto il possibile per "rimediare". Onestamente è uno stranissimo gioco, che per ora pare funzionare. L'economia gira, le sovvenzioni si moltiplicano e tutti siamo pronti a piantare un albero in più! Ma mai a rinunciare a uno strumento Superspazioelettrotecnologico! Il music business -se non per privatissima sensibilità di qualche artista o special company- non è nemmeno ancora parte di questo concorso di responsabilità pseudo virtuosa. C'è ancora troppo da fare. Ma bisogna cominciare a farlo! Nel nostro piccolo abbiamo iniziato da tempo, a bassa voce e sotto traccia, pertanto grazie di cuore a chi sottolinea questa nostra attitudine eco pragmatica.

Tutte le componenti del vostro nuovo album sono stampate su materiale riciclato e perfino il cellophane è biodegradabile. Complimenti per l’impegno reale. Cosa significa per i JoyCut inquinamento, energia alternativa, centrali nucleari, carbone, petrolio?
Il materiale dei nostri lavori è il risultato di una attenta ricerca, che ha selezionato componenti certificati e compostabili, dal cartone riciclato al 100% agli inchiostri a base di acqua, colle vegetali e cellophane biodegradabile. Evidentemente anche la scelta estetica consta di una considerazione precisa sullo spreco, pertanto evitiamo di usare "troppa carta" e riduciamo tutto al minimo. Inoltre tutto il nostro merchandising è legato alla nostra scelta ecosostenibile. Le T-Shirt sono in cotone organico, con stampe all'acqua e perfino le spillette sono naturali, fatte con estratti dalla corteccia di cocco e cuciti a mano con cotone biologico. Sulle questioni cui facevi riferimento rimandiamo all'ultimo lavoro di Stewart Brand "Una cura per la Terra". Ne consigliamo vivamente la lettura. Si tratta di una lucidissima disamina sulla “Crisi Globale” che offre variegate soluzioni per trasformarla in una raggiante opportunità per il futuro della civiltà. Una filosofia, quella di Brand -uno dei padri fondatori dell'Ambientalismo americano- che spiazza; mettendo in discussione tutti i pilastri su cui significativamente poggia il nous dell'ecosostenibilità: Cambiamento climatico, urbanizzazione, biotecnologie. Green from the ground up: Il verde viene dal basso. Via tutti i principi e le teorie e benvenuto alla pratica di fatto. Convivere con un pensare pratico,_ trovare soluzioni ripensando addirittura il nucleare, perchè il punto non è più evitare la trasformazione che ci sta travolgendo, ma affrontarla!.

Parlando del nuovo album. E’ stato prodotto da Jason Howes. Come è possibile per un gruppo italiano arrivare a figure professionali così importanti? Non posso credere che sia sufficiente Internet ad abbattere i confini, se è così dovrò ricredermi.
Dovrai ricrederti. Una notte -che ricordo perfettamente- internauta navigavo nella rete in cerca di un luogo dove registrare il nuovo album. Come per magia digitando "Solar Power" e filtrando con la parola "Studio" sono incappato nel mondo del “The Premises” (lo studio dove è stato registrato il disco n.d.r.). Poi tutto come da protocollo. Mail, telefonate, appuntamento. Individuato il profilo dell’ingegnere del suono che cercavamo, abbiamo mandato i provini via mail e atteso. Jason ha dato l'ok. Ha accettato entusiasta di metterci la sua faccia e... detto-fatto, siamo partiti direzione Londra!.

Dopo dieci anni di carriera cosa vi è rimasto nelle tasche?
10 Pence!

a.t.

Lloyd Cole - EmiliaExclusive -

Lloyd Cole è una icona degli anni ’80. Uno scozzese che a metà del decennio edonistico per eccellenza riuscì ad imporre nel mondo alcuni rock hit dal sapore malinconico.
Lloyd ha continuato a fare musica. Lui ci crede senza remore e anche se ha vissuto ai margini del business, ha pubblicato alcuni album decisamente interessanti. L’ultima fatica discografica si intitola “Broken Record”.
In occasione della sua unica data italiana in provincia di Bologna abbiamo scambiato alcune battute con lui. Signore e signori a voi Lloyd Cole.

Quando è arrivato il punk hai sentito una scossa nella schiena o hai pensato chi sono questi pazzi?
Non ho pensato a dei “pazzi”, mi sono detto: “Forse potrei farlo anch’io”. Il punk è stata una liberazione per la mia generazione.

Mi hai sempre dato l’idea di un artista riservato, non troppo propenso a darsi in pasto all’industria discografica. È così o mi sbaglio?
E’ solo che mi piace fare le cose a modo mio.

Come vive uno scozzese negli Stati Uniti? Si sente un emigrato o si è integrato senza problemi nel tessuto sociale americano?
Sono inglese e non mi sento americano. A volte ho nostalgia dell'Europa, nostalgia che mi faccio passare tornando nel Vecchio Continente spesso e volentieri.

Come hai scelto i musicisti con cui collaborare in “Broken record”?
Molto semplicemente sono tra i miei favoriti.

Mi racconti un episodio bello ed uno brutto della tua carriera?
Un episodio bello è stato sicuramente la prima volta a New York. Fu un concerto tutto esaurito e tra il pubblico vidi Chris e Tina dei Talking Heads. Fu molto eccitante. Ho amato NYC per lungo tempo. Ma ora è cambiata, come sono cambiato io. Un episodio negativo fu invece un concerto a Parigi nel 1991, girai un video prima del live. Ero sfinito e fu un disastro.

Il mondo si salverà dai suoi errori?
Mi auguro solo che impari dai suoi errori.

a.t.

ELECTRIC WIZARD - EmiliaExclusive -

Questa settimana iniziamo a pubblicare su emiliamixtape un ciclo di interviste esclusive con protagonisti della scena musicale nazionale e internazionale. Si comincia con i leggendari Electric Wizard passati recentemente dalle nostre parti per un concerto al Locomotiv club di Bologna.

Gli Electric Wizard sono un gruppo stoner rock inglese, in attività dal 1993. Le tematiche che amano raccontare nelle loro canzoni sono legate all’occulto e al cinema horror. Dal ’93 sono tra le band più significative del genere con una nutrita discografia alle spalle. Nel 2010 è stato pubblicato “Black Masses” e il gruppo è attualmente in tour. Poche settimane fa gli Electric Wizard hanno suonato anche in Italia, una tappa ha toccato il capoluogo emiliano. Jus Oborn (voce e chitarra) si è prestato a rispondere a qualche nostra domanda.

Perché nel 1993 nascono gli Electric Wizard?
“Per diffondere il messaggio di potere occulto e dell'abuso di marijuana”.

Perché avete scelto questo nome?
“Tony Iommi (Black Sabbath n.d.r.) e Jimi Hendrix mi sono apparsi in sogno e mi hanno detto che ero uno stregone elettrico (Electric Wizard). Molta gente strana e potente è stata apostrofata come stregone: Manson, Rasputin, Crowley ecc.”.

Amate raccontare storie occulte e horror. Come mai vi affascinano queste tematiche?
“Non si tratta di storie, perché molte cose sono vere. Nelle credenze antiche, nelle zone rurali remote e religiose ci sono richiami a storie occulte del tutto vere”.

Quali sono le vostre influenze, non solo in campo musicale?
“Film horror e quelli explotation degli anni '60 e '70, i fumetti horror e anche Howard Phillips Lovecraft”.

Da un vostro concerto cosa bisogna aspettarsi?
“I topi stanno arrivando e i lupi mannari sono qui. La fine è vicina”.

La musica potrà salvare la Terra?
“No, il mondo è finito, ormai è troppo tardi. Tutto è malvagio e corrotto”.

Mi dite cosa pensate di questi gruppi: Iron Maiden, Slayer, Metallica, Megadeth, Venom.
“Iron Maiden: la mia infanzia (e scappa una risata n.d.r) ​​Slayer: la mia adolescenza. Metallica: il grande Cliff Burton! Megadeth: la canzone con Elmer Fudd (il personaggio Taddeo dei cartoni animati n.d.r.). Venom: La migliore, a 13-14 anni ero ossessionato da loro, i signori del caos. Hanno ancora una grande influenza”.

Cosa conoscete dell’Italia?
“Molti fumetti come Diabolik, Satanik, Killing, le testate di fumetti come Oltretomba, i Sanguinari, i registi come Mario Bava, Federico Fellini, Renato Polselli, Lucio Fulci, Sergio Martino, le attrici Edwige Fenech, Rosalba Neri, Erika Blanc, i fumettisti come Guido Crepax, Marco Rostagno, Renzo Barbieri e tanti altri e su tutto il film Caligola”.

Cosa c’è nel futuro degli Electric Wizard?
“Morte o malattia mentale”.

a.t.