Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intervista. Mostra tutti i post

An Introduction To Vulcanology


Certe volte la creatività riesce a concretizzarsi, e quando questo succede i risultati sono spesso straordinari: è questo il caso dei quattro artisti di Vulcanophono, quattro realtà creative estremamente vive e attive nel territorio modenese (ma non solo) che hanno deciso di unire le forze per fare ed emergere. Singolarmente di traguardi ne hanno già raggiunti parecchi, in questi mesi, e i loro nomi forse non vi saranno propriamente nuovi (alcuni li abbiamo già recensiti anche noi su queste pagine), ma se volete conoscerli meglio l'occasione giusta è il 15 aprile 2012 in Tenda – a Modena, in viale Monte Kosica – con “An Introduction To Vulcanology”
Per capire meglio il progetto, e cosa succederà durante la giornata di domenica, abbiamo rivolto qualche domanda a ED. Anche se la risposta, come ci si poteva aspettare, è arrivata in maniera corale da tutte le bocche di Vulcanophono.

Innanzitutto spiegaci un po' cos'è Vulcanophono, perché avete scelto di darvi questo nome e cos'è la “vulcanology” che presenterete al pubblico il 15 aprile in Tenda? 
Vulcanophono è un collettivo musicale,una fabbrica di idee ed emozioni che esplodono con tutta la violenza di un vulcano. Vulcanology è il manifesto del Vulcanophono, è il nome dell'evento del 15 aprile ma è anche la “scienza che studia il Vulcanophono”, un approccio in chiave ironica a questa nuova realtà emergente. 

Come è nata e quando l'idea di mettere insieme il collettivo, da quali necessità? 
Ritengo che alla base dell'arte ci sia un magma di pulsioni, urgenze ed energia. Vulcanophono è un' idea di un gruppo di amici che si incontrano, condividono la stessa passione e hanno una profonda stima reciproca. Si tratta di un collettivo fatto da individui diversi, ma con affinità e divergenze che danno vita ad una miscela più ricca di quello che sarebbero se presi singolarmente.

Temporalmente, però, l'embrione del progetto quando è nato? Se quella del 15 si può considerare come la presentazione ufficiale, è anche vero che il nome Vulcanophono gira già da un po'... 
Vulcanophono esiste come idea da piu' stagioni, è partito tutto con il tour USA di ED e Angus McOg. Poi in questi mesi ci sono state riunioni, concerti visti insieme, cene casalinghe e tutto quello che serve a vedere cose che da soli hanno un altra luce. Abbiamo organizzato piccoli eventi in posti diversi per abitudini e frequentazioni, per farci conoscere e per dimostrare come le cose fatte con passione e competenza possano interessare diverse individualità. La fase embrionale è sempre la più elaborata, quindi siamo “usciti allo scoperto” solo adesso, per questioni di tempo e di organizzazione. 

Raccontaci in breve quali sono gli artisti in Vulcanophono, e cosa possiamo aspettarci dalla data in Tenda... 
Angus McOg, Setti, ED, Rashomon: quattro diversi tra loro a rappresentare il senso del collettivo, che fa dell'eterogeneità stilistica un valore e non un limite. Il 15 aprile è una sorta di “Piacere di conoscervi, noi siamo il Vulcanophono”. Potete aspettarvi una gran bella serata: buona musica e gli A Classic Education - il miglior gruppo italiano, a nostro parere - di ritorno da un tour di 2 mesi negli USA, autori di un disco e di un percorso che deve essere motivo d'orgoglio e stimolo per chi vuole fare musica in Italia. Spazio poi per il mercatino vintage ed etichette italiane indipendenti, che porteranno il proprio contributo musicale presentando i frutti del loro lavoro. 

Giusto, ci puoi spiegare un po' la presenza degli A Classic Education? Dato che la serata è una presentazione di Vulcanophono immagino che ci sia qualcosa che vi lega alla band, che non saranno presenti in veste di headliner e basta. 
Siamo amici, e gli ACE sono prima di tutto un gruppo che piace davvero tanto ad ogni membro del collettivo. Sono un esempio, in questi tempi di inflazione mediatica e di cambiamento radicale della diffusione della musica, perché sono quelli che hanno sempre avuto ben chiaro cosa volevano fare e l'hanno fatto. Attraverso viaggi, investimenti e sacrifici, senza mai rinunciare ai propri sogni. 

Qual è secondo te il futuro di Vulcanophono, o qual è comunque la direzione che vorreste dargli?
Fare, fare e fare con criterio, seguendo il nostro gusto e la nostra poetica. Subito si parlava di autopromozione, di mettersi assieme e darsi una mano. Ora queste quattro individualità musicali non sono più l'unico "motivo" del collettivo, anzi! Non si tratta di creare un sentiero facilitato per noi 4. Collaborare con realtà già avviate per apportare un valore stilistico aggiunto (cosa che accadrà in primis al Friction Festival di quest'anno, in cui abbiamo curato parte della direzione artistica). Una delle direzioni è si sicuro quella di una buona diffusione della musica live. 

Quindi pensate di aprirvi anche ad altri artisti, se queste dovessero farsi avanti? Oppure preferite rimanere un collettivo legato più da rapporti di amicizia, e continuare ad organizzare le vostre cose? 
I rapporti di amicizia fra di noi sono nati in massima parte dalla reciproca stima artistica, perché si apprezzava il lavoro degli altri. Probabilmente lo si apprezza per una sensibilità comune, che indubbiamente influisce sul lato umano (che non è secondario), come è naturale che sia. Però con Vulcanophono si vogliono fare delle cose belle insieme costruendoci attorno un'identità che si sta lentamente autodeterminando, non un picnic con gli amici. E le cose belle, fatte con passione, non sono nostre, sono di tutti. Esempio concreto: ci sono state e ci saranno serate promosse da Vulcanophono in cui nessuno del collettivo si è esibito, è stato tutto molto bello e molto nostro, a mio parere. Identità non vuol dire chiusura. Per il futuro poi si possono interrogare le stelle, magari dall'astronave di Vulcanology.



a.l.

ERO - SONDAinONDA



Oggi SONDAinONDA presenta ERO
Gli ERO sono una band che si forma nel marzo 2011, a Carpi, dall'incontro di Simone Magnani (ColdTurkey) con Enrico Gherli (Tange's Time), Mattia Crepaldi (Angus Mc Og), Luca Righi e Marco Manfredini.
ERO come la sacerdotessa di Afrodite che si innamora di Leandro e che lo aspetta nella sua torre al di là del fiume, invano. Ed è già la scelta del nome stesso che richiama la poetica che si ritrova nei testi, in italiano, di una band rock, che ci racconta della vita “subita” che lascia inermi, aprendo la strada a mille spunti di riflessione.

Nell'attesa dell'album  a cui stanno lavorando, vi lasciamo all'intervista di Andrea Tinti agli Ero e, a seguire, L'Epitaffio in free download per emiliamixtape.




L'Epitaffio - ERO



ERO - Facebook

Bert - SONDAinONDA


Bert è leader e frontman dei ruvidi rockers Rufus Party, da Reggio Emilia, ma ha anche un suo progetto solista, voce e chitarra, con il quale sfoga la sua voglia di melodia e minimalismo, cantautorato, folk/blues e pop romantico.
Nell'intervista che segue non ci parla solo del suo progetto solista, ma ci presenta anche l'ultimo album dei Rufus Party, WITH US.
Due progetti, due mondi all'apparenza lontani ma in realtà molto vicini: Bert e Rufus Party, che si dividono per poi avvicinarsi, fondersi ed allontanarsi nuovamente.



Per conoscere meglio Bert potete ascoltare (e vedere) The Sinner's Life, il pezzo in acustico che ci ha lasciato a fine intervista!

www.rufusparty.it

Rufus Party su Facebook
Bert su Myspace

Confusional Quartet -EMILIAEXCLUSIVE-


I Confusional Quartet erano l’intellighenzia nel dilagante punk rock. Eravamo alla fine degli anni ’70 e Bologna esplodeva come una polveriera. I Confusional Quartet facevano jazz-rock wave e molti, anche al di fuori dei patri confini, si accorsero di loro. Dopo qualche stagione la band arrivò al capolinea, troppo avanti, o forse non supportata in maniera adeguata. Chissà? Oggi a distanza di trenta anni i Confusional si sono riformati nella line-up originale e hanno pubblicato un album d'inediti per la bolognese Ansaldi Records. Marco Bertoni ed Enrico Serotti ci conducono per mano nel nuovo viaggio.


Cosa, o chi vi ha portati dalle parti dell'Ansaldi Records?
Quando abbiamo deciso di ritrovarci a suonare, abbiamo pensato di farlo nelle sale prova del centro Vecchio Son di Bologna, l'idea di proporre all'Ansaldi (la piccola etichetta che fa riferimento al Vecchio Son) "Italia Calibro X", è stata una scelta naturale. Inoltre sentiamo che quest'album è legato ad argomenti come Bologna, la cultura underground in questa nostra città e per noi il Vecchio Son e l'Ansaldi rappresenta oggi una parte di questa realtà.

L’album è stato registrato in presa diretta. Era il metodo di lavoro dei Confusional anche all’epoca?
Sì, era il metodo di lavoro seguito anche allora. Eravamo obbligati a farlo considerando i mezzi tecnici a disposizione a quel tempo. Il primo album fu registrato in due giorni su un otto piste. Però questa volta non ci sono nemmeno quelle poche sovra-incisioni di allora, in questo lavoro suoniamo dal vivo tutti insieme. L'album nasce dall'idea di mescolare alle registrazioni delle prime session altri contributi sonori. E' un'operazione condotta con Gianni Gitti, il nostro primo e fantastico produttore. Già all'epoca Gianni operò sui nostri pezzi, utilizzando solo il nastro magnetico, facendo mescolamenti con altre fonti sonore.

I Confusional sono un gruppo che si schiera, politicamente parlando?
Il Confusional Quartet è nato nel 1977. L'anno dei disordini di Bologna e del Movimento.  Per primi parlammo di futurismo nell'ambito dei gruppi rock e per questo fummo anche tacciati di fascismo. In sostanza non usando la voce, siamo sempre stati liberi dagli slogan. Secondo noi, allora come oggi, è il nostro contributo musicale alla scena alternativa ad avere un senso politico. Cercare di demolire schemi prestabiliti, destabilizzare certezze e proporre altre modalità espressive.  Questo è sicuramente politico.

La copertina e il titolo ricordano gli anni di piombo. Cosa voluta?
La cover è stata l'ultima cosa realizzata per questo disco e cerca di sintetizzare un po' il "mood" dell'operazione, così come spontaneamente si è venuta a creare.  E' stato sufficiente mettere dei manifesti delle nostre facce attaccati a un muro sotto i portici di Bologna e fotografarli. La grafica retinata crea un'immagine che riporta a quegli odori acri. Il titolo vuole ricordare i film italiani di serie B. In fondo questo è un album concert, una storia im/probabile e italiana fatta di suoni e musiche.

Quali sono le influenze musicali che vi siete portati in questo nuovo album?
La situazione musicale registrata nell'album è molto particolare e non è frutto di un lavoro di composizione e ricerca. Semplicemente quattro persone che dopo trenta anni si ritrovano in una stanza, accendono gli strumenti e suonano, come allora, senza parlarsi, senza guardarsi, esprimendosi in libertà. “Italia Calibro X” è in sostanza la postproduzione futurista delle registrazioni di alcune di queste improvvisazioni. I brani di quest'album, musicalmente parlando, sono stati suonati solo una volta e non sarebbe possibile ripeterli o riproporli, nessuno di noi sa cosa sta facendo.  Più in generale, se allora ammiravamo band come gli Area, i Devo e i Talking Heads, oggi suoniamo pensando a noi.

Cosa mi sono dimenticato di chiedervi?
"Progetti futuri?", ti avrei stupito.

SALUTI DA SATURNO -EMILIAEXCLUSIVE-



   I SALUTI DA SATURNO sono uno dei pochi nomi che ha segnato il panorama musicale peninsulare con un album, “Parlare con Anna”, che è stato un fulmine a ciel sereno. Da pochi giorni è uscita la seconda fatica discografica, “Valdazze” e così abbiamo rivolto a Mirco Mariani quattro domande. Tra folk, pop e musica d’autore. Tra malinconia e gioia. Tra passato e futuro.

Saluti Da Saturno è un nome decisamente particolare. Come nasce?
“La mia idea era di salutare dall’alto, in modo di non essere legato alle cose materiali. Considerando che le mie canzoni sono tra la malinconia e la gioia, questo nome mi sembrava che potesse calzare alla perfezione. Il nome, inoltre, deriva anche dal mio amore viscerale nei confronti di Fellini cui lego la parte del sogno che c’è nel progetto”.

Molti hanno definito la tua musica “Pop d’autore”, ti ritrovi in una definizione del genere?
“Le definizioni sono quelle cose che non ho mai preso troppo sul serio. A me piace scrivere delle canzoni ed ho i miei riferimenti. Il nuovo album l’ho dedicato a Sergio Endrigo e Fiorenzo Carpi e questi sono i miei capisaldi. Se poi la mia musica è pop, non ne ho idea. Il mio obiettivo è creare delle canzoni che non siano mai ripetibili, anzi devono essere imprevedibili”.

In un periodo così buio c’è, o ci deve essere lo spazio anche per sorridere?
“Io credo che il sorriso sia fondamentale e la musica deve far sorridere. Non si può portare avanti sempre idee pesanti e concettuali, perché così facendo ci si stanca. La musica deve portare allegria”.

Che cosa deve aspettarsi chi non vi conosce da un vostro concerto?
“Deve aspettarsi delle sorprese. Il nostro concerto è preparato in sala prove al 50%, mentre il restante succede lì, sul palco. Il mio obiettivo è che l’ascoltatore deve sentirsi come se fosse sul palco con noi. Ai nostri live può succedere che decidiamo di andare a ballare in mezzo al pubblico e magari uno o più spettatori possono essere “trascinati” sul palco con noi, magari per cantare un brano insieme. Il nostro pianobar è una festa, dove ci sono momenti surreali, tra divertimento e malinconia. Per me l’importante è non annoiarsi, non voglio ripetere concerto dopo concerto un cliché, uno spettacolo sempre uguale. Sì, con i Saluti Da Saturno questo non accade”.

a.t.

DENTE -EMILIAEXCLUSIVE-



Nel panorama dei cantautori italiani stanno sgomitando diversi nuovi nomi. Uno di questi si fa chiamare DENTE e in questo fine 2011 è in giro per presentare il suo nuovo album. In questa prima trance di concerti suonerà all’Off di Modena e all’Estragon di Bologna. Queste sono le sue parole.

Il tour è iniziato da qualche giorno. Avverti un cambiamento nel pubblico rispetto ai precedenti tour?
No, non ho notato nessun cambiamento. Rimane una platea molto attenta, che si diverte a cantare con me. Mi sono stupito, nelle prime date, che il pubblico conoscesse a memoria anche le nuove canzoni, che perfino io facevo fatica a ricordarmi. È stata una bella soddisfazione vedere che i nuovi brani sono già tra i preferiti degli ascoltatori.

Il nuovo album è balzato, nella settimana di uscita, al quindicesimo posto nella classifica di vendita. Ti aspettavi un risultato così sorprendente?
Mi aspettavo di andare in classifica perché c'era un pò di attesa nei confronti del disco. Sicuramente tutti i fan raggiunti con i due precedenti album hanno subito acquistato il disco, spingendolo in una buona posizione. Io avevo pronosticato un venticinquesimo posto, quindi grande soddisfazione.

Questo risultato significa forse che gli ascolti degli italiani stanno, in qualche modo, cambiando?
Sì, stanno cambiando. C’è in atto una bella rinascita che ho colto andando in giro per l’Italia. Gli ascoltatori hanno ricominciato, cosa inaspettata, ad acquistare i cd. Inoltre c’è una nuova leva artistica che sta crescendo molto bene, scrive canzoni molte belle e molto popolari, diversamente da alcuni anni fa quando la musica indipendente era vista come un qualcosa di difficile e ostico. Oggi c’è più leggerezza e le canzoni sono diventate più fruibili. Infine c’è più apertura anche da parte dei media rispetto ai nuovi nomi che sono nati artisticamente in queste ultime stagioni.

Ti ritieni un cantautore leggero?
Assolutamente no. Non credo che i miei testi siano leggeri, mentre la musicalità dei miei dischi è decisamente fruibile. Pesco a piene mani dal bacino della canzone d’autore italiana che amo tanto. La mia musica si può definire fruibile, non leggera.

Se dovessi consigliare l’acquisto del tuo ultimo album cosa diresti?
Prima di tutto la vendita dell’album mi aiuterebbe a pagare l’affitto di casa. Scherzi a parte, non mi sento di consigliare i miei dischi o i miei concerti. Se un ascoltatore s'imbatte nelle mie canzoni, può decidere in autonomia di venire al concerto o di acquistare il disco. Per me l’importante è continuare a fare musica.

Oggi quanto conta nel mondo musicale apparire nei posti giusti al momento giusto?
Credo che il farsi vedere non conti più di tanto. Un esempio ne sono i Verdena, un gruppo che non vedi mai in giro, ma che con il loro vivere eremita ha raggiunto un successo notevole.

Tre nomi, tre pareri. Afterhours. Bugo. Subsonica.
Gli Afterhours sono un gruppo storico che seguo dall’album “Germi”. Mi è capitato di cantare con Manuel Agnelli un mio pezzo ed è stata una forte emozione. Bugo è un artista molto importante per la musica italiana. Quando l’ho visto per la prima volta, ho capito che si potevano fare determinate cose, si potevano scrivere delle belle canzoni parlando in un modo diverso. I Subsonica non rientrano nelle mie corde. E’ un ottimo gruppo per ballare. Il valore di un Bugo rispetto ai Subsonica è decisamente un'altra cosa.

Però anche con alcune tue canzoni si potrebbe ballare.
E’ vero, ma con i Subsonica il motivo fondamentale è il ballo.

a.t.

Diathriba - SONDAinONDA


I Diathriba facevano dark wave. I Diathriba fanno dark wave con un pizzico di alternative rock e musica d’autore. La band, proveniente dalla provincia di Modena, è un nome storico per tutti gli affezionati dei suoni oscuri. Alcune produzioni discografiche hanno caratterizzato i primi anni di vita, con un singolo, “Uomo Moltiplicato”, che era un gran pezzo. Avrebbe meritato più attenzione. Poi un letargo ha messo in criogenesi la band in attesa di tempi migliori. I tempi migliori sono arrivati e i Diathriba sono tornati in vita con qualche cambiamento di line-up.
Il ritorno del respiro, con conseguente dilatazione della cassa toracica,  ha portato i Diathriba alla pubblicazione di un nuovo album, La Realtà Aumentata, che ha rimesso la band sui vecchi passi artistici, ma con lo sguardo rivolto decisamente al futuro. Le prime produzioni discografiche dei Diathriba figurano su liste di ricerca di collezionisti ai quattro angoli della Terra, non sappiamo se questo è un bene o un male. Lo sappiamo e basta.
I Diathriba cantano con un occhio al Futurismo e uno ai Bauhaus. Ma loro vivono nella Terra di Mezzo e non si pongono troppi problemi.



www.diathriba.com

Fabrizio Luglio - SONDAinONDA


Fabrizio Luglio
nasce a Torino, dove studia chitarra jazz e inizia ad esercitarsi sulla composizione di testi e musica originali. Nel 1995 fonda il gruppo rock-progressive Incommunicado di cui è voce solista e chitarra ritmica e compositore di testi e musiche.
Insieme al gruppo pubblica nel 1998 il primo CD, il concept-album "Fiction". Dopo un'esperienza a Bristol, dove frequenta corsi musicali organizzati dal Bristol City Council, nel 2001 registra con il gruppo un nuovo disco "L'alba del Viaggio" realizzato in parte in Italia, in parte a Chepstow nel Galles del Sud. Nel 2003  Fabrizio si trasferisce a Bologna e inizia la sua attività di bassista e cantante con un nuovo gruppo cover dal nome Casababylon e poi con gli Stati Febbrili.
Dal 2008 avvia un percorso da solista ma continua la collaborazione con i musicisti torinesi per concerti e la realizzazione di nuovi brani.

Dal 2005 è parte del progetto SONDA e nel giugno 2011 pubblica Musica Per Gerani. Un'ottima occasione per parlare dei suoi progetti, del suo presente e del suo futuro.



www.fabrizioluglio.it

Stone Lizards - SONDAinONDA


Gli Stone Lizards nascono nel 2006 in una piccola sala prove come una delle tante band di ragazzi che, un po’ per gioco, un po’ per passione, un po' per noia, passano pomeriggi insieme a suonare.
Sono 5 giovanissimi musicisti che già nel 2008 pubblicano il loro disco d’esordio “Lost In An Empty Space”, un disco di 12 tracce in inglese che mescola i diversi background musicali dei componenti della band.
Il 2011 per loro è l'anno della svolta, esce il loro nuovo EP “Davanti a me”: sei tracce, questa volta tutte in italiano, dal sapore rock melodico, pulito, educato.

L'ep, la loro musica, le loro aspettative ce le hanno raccontate per SONDAinONDA. A voi gli Stone Lizards.



www.stonelizards.com

FRANCESCO BIANCONI -EMILIAEXCLUSIVE-



Francesco Bianconi, voce dei Baustelle, ha pubblicato (attraverso Mondadori) il suo primo romanzo: Il regno animale. Bianconi è stato ospite del Festival di filosofia a Carpi. In quella occasione gli abbiamo rivolto qualche domanda. Ecco le sue risposte ed un invito a leggere "Il regno animale".


Perché questo titolo?
Perché le avventure del giovane Alberto, aspirante giornalista e scrittore alla moda, sono un pretesto per raccontare un contesto. Un contesto che è, metaforicamente, zoologico: ho cercato di raccontare la città più ricca e moderna d'Italia, Milano, senza mezze misure, e insieme alle bestie che la abitano. Volevo far vedere come in una società civilizzata e democratica dell'Occidente si possano annidare i germi di una sorta di "de-evoluzione" dello spirito.

I Jesus & Mary Chain sono meglio della Divina Commedia di Dante?
Oh, no, non credo. Preferisco la Divina Commedia. E' Susi, un personaggio del libro, a pensarla così. Ma dal suo punto di vista, ha ragione: lei è una borderline, con pochi sogni e poche speranze. Soffre, ed è arrabbiata. Quindi il minimalismo dei testi di molti gruppi punk o post-punk ha la capacità di arrivarle più direttamente al cuore. Il ritornello di una canzone descrive la sua vita meglio di quanto possa fare una terzina del Purgatorio.

Espresso o Panorama?
L'Internazionale.

Mi puoi dare la ricetta migliore per fare le rane?
Nonostante la canzone dei Baustelle e nonostante il capitolo del romanzo che ne parla, non sono un grande appassionato di rane. Da piccolo andavo a pescarle, la madre di qualcuno dei miei amici le cucinava e le mangiavo, ma se devo dire la verità non mi hanno mai fatto impazzire. Il modo migliore di mangiarle, comunque, è friggerle. Pastella senza uovo, solo farina. Olio extravergine d'oliva (solo con quello si frigge, in questo senso sono un talebano) e sale solo alla fine. Il sapore è un misto fra il merluzzo e il petto di pollo. Preferisco le lumache, o le interiora di qualsiasi essere vivente.

Un tuo parere su un film: "Inception".
Al contrario di Alberto e la sua fidanzata, il mio giudizio non è così negativo. E' un film che è piaciuto a tutti quelli che conosco: sia agli appassionati dell'azione e dello spettacolo all'americana, sia a chi su certi prodotti spettacolari gode a costruirci grandi cattedrali interpretative di stampo semiotico. Per questo nel romanzo mi serviva che ad Alberto non piacesse e fosse disgustato dai commenti dei due sapientini omosessuali seduti dietro di lui in sala. La visione del film avviene in un punto del romanzo in cui Alberto ha preso coscienza di essere "contro" la città e i suoi animali, quindi "Inception" lo deve odiare per forza. Se vuoi invece il mio voto personale, direi che è un sette. Ma confesso di non amare particolarmente Di Caprio. Invecchia senza che quella sua faccia da ragazzino si screpoli mai. Per cui, quando gli affidano ruoli da uomo fatto, mi viene un po' da ridere.

Air e Massive Attack sono i gruppi più indicati per fare l'amore?
Può darsi. Lenti, narcotici, rilassanti. Si potrebbe provare anche con la musica classica. Però provateci voi. Io preferisco farlo senza musica. Non sono così romantico come mi si descrive. Non amo la musica di sottofondo in generale, e non riuscirei mai a tenere alta l'attenzione su due cose contemporaneamente. Aut aut: o un corpo nudo di donna o la Quinta di Beethoven.

In un momento del libro citi dei cacciatori. Tu cosa ne pensi della caccia?
Mio nonno era un cacciatore. Mio padre è un cacciatore. Conosco un sacco di cacciatori ad Abbadia di Montepulciano: tutte persone semplici, perbene. Ecologisticamente parlando, credo che facciano più male i contadini dei cacciatori. Molte specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione più a causa dei pesticidi e dell'agricoltura intensiva che delle fucilate.

La politica e l'etica.
"Chi governa la città" dovrebbe essere guidato da valori di tipo etico. Dare il cosiddetto esempio. Altrimenti si rischiano conseguenze serie su più livelli. Ad esempio: se mi rendo conto che chi ho delegato come mio governatore è un maiale, mi sento autorizzato a entrare un po' nel porcile anch'io, non so se mi spiego. Questo può portare a due conseguenze: la dissoluzione dei legami sociali alla base della sopravvivenza della città (la rottura di un sistema), oppure la normalizzazione, cioè la trasformazione della città in una città di maiali con nuove regole e comportamenti da maiali. "Il ritorno della foresta" o "l'istituzionalizzazione del porcile", per farla breve. I tempi che viviamo in Italia sono esemplari in questo senso. Credo, al di là del dover essere, che i politici dovrebbero perlomeno fingere di avere un'etica. O fingere meglio di quanto stiano facendo da vent'anni a questa parte. Viene da rimpiangere quarant'anni di nefandezze democristiane.

Nel romanzo tu muori ucciso da pallottole sparate da terroristi. E' questa la fine che ti immagini?
Magari. Se non smetto di fumare morirò di cancro, come quasi tutti, dopo lunga agonia.

Hai paura della morte?
Direi di no. E' la vita che mi spaventa.

a.t.

Art Brut - Emiliaexclusive -


Gli Art Brut sono inglesi. Fanno rock. Sono in attività da alcuni anni e possono vantare fan illustri come Frank Black dei Pixies. Sul finire di settembre sono passati dall’Italia e dalle nostre parti (Covo, Bologna), per presentare l’ultimo album, Brilliant! Tragic!
Il loro leader, Eddie Argos, ha risposto ad alcune nostre domande.

Il vostro nome deriva dal nomignolo coniato dal pittore Jean Dubuffet, per descrivere i disegni di bambini, di persone affette da disturbi psichiatrici, o disegni primitivi. Perché avete scelto proprio questo nome?
Art Brut è il mio genere d’arte preferito. Mi piace perché è molto onesto. Un'altra definizione di Art Brut potrebbe essere quella legata all'arte che viene fatta dalle persone inesperte, che non sono andate a scuola. Quando abbiamo iniziato c'erano un sacco di band che venivano descritte come 'scuola d'arte' e volevo che il mio gruppo fosse esattamente l’opposto.

Mi puoi dare una definizione della vostra musica?
Molto onestamente facciamo rock and roll.

Cosa si prova ad avere dei fan importanti come Frank Black dei Pixies?
E’ davvero entusiasmante. E’ sempre bello quando qualcuno ammira la tua musica. Frank è il tipico esempio di critico che mi piace sentire a proposito di quello che facciamo.

Cosa si prova ad avere una propria canzone come colonna sonora di un videogioco?
È sempre un bene poter avere delle canzoni che si possono ascoltare in contesti diversi. A proposito dei videogiochi devo ammettere che non mi attraggono.

C’è un periodo storico nel quale ti sarebbe piaciuto vivere?
Mi piace il presente. Forse mi piacerebbe vedere il futuro.

Chi ha vinto la battaglia tra gli Art Brut e Satana?La battaglia è ancora in corso.
Ascoltando le vostre canzoni si può sognare un futuro migliore?
Sì, o perlomeno me lo auguro.

La musica deve portare le masse alla rivoluzione?
Penso che in alcune situazioni questo sia possibile, forse però non con le nostre canzoni. I miei testi non vanno in quella direzione.

Le canzoni intellettuali sono meglio di quelle d’amore?
Io scrivo da una prospettiva personale e credo che le nostre canzoni contengano un po' di tutto. Dall’amore ai testi intellettuali.

Se un ascoltatore dovesse avvicinarsi adesso alla vostra musica quale disco dovrebbe ascoltare?
Bisognerebbe ascoltarli tutti. Hanno una lunghezza che si può definire breve, quindi sommandoli tutti non ci vuole tanto tempo.

Quali musicisti stimi?
Jad Fair, Jeffery Lewis, Jonathan Richman e Bob Dylan.

Cosa vi aspettate dall’Italia?
Non vedo l’ora di suonarci.

Cosa unisce il mondo e cosa lo divide?
Non ne ho la minima idea.

a.t.