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The Villains - Here Comes The Villain


Freschi di vittoria dal concorso A Piece for Peace, appena usciti su Sonda Vol. 2, non recensire questo Ep sarebbe stato per noi come non girarsi e sparare dopo i dieci passi in un duello.
Cinque pezzi che suonano come i Kapow e i Bang dei telefilm di Batman: qua però è il Joker a darle, senza pause e senza cedimenti.
Un Ep potente, che suda riconoscenza per il classico ma è un evidente indie-punk dotato di autocontrollo nei confronti dei suoni, dei testi e dell'arrangiamento.
L'accostamento alla settima arte è inevitabile, Here Comes The Villain è una traccia da titolo di testa che mischia il peggiore Lee Marvin con il peggiore Henry Fonda in un'unica ombra che appare lontano e, seguendo un ritmo martellante, si avvicina tra tumbleweeds e polvere, senza chiudere mai le palpebre... e questo è solo l'inizio.
Fire At The Ballroom, è il pezzo che avrei voluto scoprire a 18 anni, ruvido ma senza rabbia, un indie rock in carne, una poetica a metà tra American Graffiti e Over The Edge, un inno al disincanto con i finestrini abbassati, che non ti stanca neppure quando la rimandi indietro per quattro volte di fila.
Altra traccia notevole è The Importance of Being a Hero, che si ricollega al pezzo di apertura, con un ritmo quasi ipnotico, galoppante, che viene tagliato da un perfetto rallenty (The Long Riders) capace di metterti in stallo un attimo prima di gettarti nel finale.
Cinque tracce, cinque film brevi e potenti, mi piacerebbe dire "Cinque Pezzi Facili" ma l'ennesima citazione potrebbe essere fraintesa. Un vero regalo questa uscita del gruppo pavullese per la Forears, che fa crescere l'esigenza di ascoltare un album vero e proprio di questi cattivi ragazzi.
Se i Villains dei film fossero tutti come Georgia Minelli, Davide Tebaldi, Luca Bagatti e Riccardo Cocetti non ci sarebbero lieti fine, perchè i The Villains stanno prendendo il vizio di non sbagliare.

d.m.



www.facebook.com/The-Villains

THE VILLAINS - SONDAinONDA


The Villains da Pavullo. The Villains con la seria intenzione di conquistare il mondo, o perlomeno quella parte di mondo che ascolta rock. The Villains con un articolo nel nome come le band anni sessanta che hanno fatto la storia. The Villains con una frontwoman come i Blondie, ma loro sono più rock e meno pop. The Villains che cantano in inglese perché il rock’n’roll lo vuole e lo pretende. The Villains con un'energia che potrebbe illuminare tutte le luminarie natalizie dell’Emilia-Romagna. The Villains con la consapevolezza che stanno muovendo i loro passi uno dietro l’altro senza perdere l’equilibrio. The Villains con la testa all’estero e i piedi in Italia. The Villains con quell’articolo che mette un pò di soggezione. The Villains con il ghigno giusto per lasciare il segno. The Villains, ne sentiremo parlare. Statene certi.









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THE VILLAINS

The Villains Sono una band pavullese (loco in direzione appenninica nella provincia di Modena) con un EP alle spalle: The Villains, una mina nel deserto.
Un sabato pomeriggio ho caricato le tracce sul mio lettore durante una camminata per il centro di Bologna e mi sono sentito come un kamikaze in grado di esplodere da un momento all’altro in mezzo alla follia dello shopping compulsivo. La cassa dritta di Breakfast On The Shore sporcata da una chitarra ruvida svegliano in me qualcosa, la asfissiante passeggiata si trasforma lentamente in una soggetiva cinematografica.
I The Villains divengono il soundtrack della situazione che sto vivendo e questo già mi fa capire che tutto funziona come dovrebbe. La loro voce femminile è donna e non ragazzina, nei momenti giusti si trasforma in passione per tabacco e superalcolici facendo trasparire nella ruggine il giusto quantitativo di rabbia e centellinata perdita di controllo, in modo da rendere il complesso vicino al genere punk-rock, ma in abito elegante. Midtown Smiles seguita da Pretended to be Indie diventano il mio personale video di Bitter Sweet Symphony, dove l’effetto spallata di Ashcroft fa il suo degno lavoro, ma con il sorriso sulla bocca. La freschezza del suono infatti non può che indurre ad una sensazione vicina alla gioia ritrovata, d’altronde quando ascolti qualcosa di genuinamente stimolante non puoi che essere felice.
Anche The Big Khauna è una piacevole sorpresa, le sonorità si calmano senza perdere ruvidezza,
uno dei monologhi più emozionanti della settima arte finisce con lo srotolarsi e adagiarsi perfettamente sui suoni dei The Villains incrementando l’effetto soundtrack sopracitato.
Made Out of You e My Neighbour is a Pusher concludono in bellezza quello che avevo subito battezzato come un EP ad orologeria, da non perdere mai di vista e da maneggiare con cura.

Se i The Villains hanno trasformato il traumatico attraversamento del centro di Bologna di un affollatissimo sabato pomeriggio in una piacevole ed esaltante passeggiata... allora possono fare tutto, veramente tutto.

d.m.



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