Bert - SONDAinONDA


Bert è leader e frontman dei ruvidi rockers Rufus Party, da Reggio Emilia, ma ha anche un suo progetto solista, voce e chitarra, con il quale sfoga la sua voglia di melodia e minimalismo, cantautorato, folk/blues e pop romantico.
Nell'intervista che segue non ci parla solo del suo progetto solista, ma ci presenta anche l'ultimo album dei Rufus Party, WITH US.
Due progetti, due mondi all'apparenza lontani ma in realtà molto vicini: Bert e Rufus Party, che si dividono per poi avvicinarsi, fondersi ed allontanarsi nuovamente.



Per conoscere meglio Bert potete ascoltare (e vedere) The Sinner's Life, il pezzo in acustico che ci ha lasciato a fine intervista!

www.rufusparty.it

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SONDA VOL. 2


Il Progetto SONDA  fa un altro importante passo. 
Per la seconda volta ha portato band e solisti in studio di registrazione, insieme a un produttore (Marco Bertoni) per registrare un brano e pubblicare la seconda raccolta con i più meritevoli iscritti al progetto. Una giornata che per molti degli artisti coinvolti è stata la prima esperienza in uno studio di registrazione e la prima volta con un produttore artistico. Da questa esperienza ne è uscita una nuova mappa di quello che si muove a livello regionale in ambito musicale. Un ambito che, come si potrà ascoltare è vario e variopinto.
Da subito s'intuisce che il livello qualitativo delle proposte emiliano romagnole è decisamente alto, la mutazione del fare musica negli ultimi anni ha permesso la crescita di decine di musicisti consapevoli delle loro capacità, che soffrono “soltanto” l’enorme proposta musicale che si riversa quotidianamente sulle orecchie degli ascoltatori. Un mare in tempesta nel quale ogni piccola imbarcazione fatica a navigare, imbarcando acqua a ogni ondata. In aiuto di questi natanti arriva per la seconda volta Sonda e la sua raccolta. 

Il CD si apre con i The Villains (da Modena), che ci tengono all’articolo del loro nome ed eseguono un tirato pezzo rock cantato in inglese con voce femminile che ricorda i primi Blondie, quelli più punk e meno pop, energici e compatti; si prosegue con i Sun On Sunday (da Bologna) e le coordinate geografiche si spostano nelle desolate lande statunitensi, dove il rock è nel dna di vaccari e panzoni bevitori di birra, rock’n’roll in inglese ottimamente eseguito da far invidia agli originali; dopo due brani virulenti ci rinfranchiamo il cuore con il Collettivo Ginsberg (da Forlì) che musica un paio di poesie: “Inno Alla Morte” di Ungaretti e “Papà Morte Blues” di Ginsberg, tra musica tagliata con affilati coltelli da macellaio e brividi che ci attraversano tutto il corpo; ora tocca invece a Moving Barley (da Ravenna), con la sua voce delicata e sognatrice, un piccolo affresco di pacata dolcezza che ci permette di chiudere gli occhi e fantasticare; con i Frankspara (da Bologna) si ascolta un rock pop ben articolato e ben congeniato, ricorda a volte i momenti più ispirati di Max Gazzè, parallelo da leggere in maniera positiva e senza accorgersene ci si ritrova a canticchiare; con i Tange’s Time (da Carpi) il gioco, invece, si fa più pesante, il gruppo è una sorta di circo dell’assurdo, dove ogni più piccolo “giocattolo” ti porta su altrettante strade da esplorare, qui la band si mette al servizio di un problema serio come quello dell’inquinamento con fare ironico e serio; con l’arrivo dei My Speaking Shoes (da Modena) il gioco torna a farsi pesante e malato, rock al vetriolo che scoppia come mine antiuomo a ogni nota che esce dall’impianto, tra urla e chitarre infuocate; l’atmosfera torna a rilassarsi con Grazia Cinquetti (da Parma) che ci porta per mano a Parigi e nella sua atmosfera che non si respira in nessuna altra parte del mondo, la Cinquetti saltella proprio con grazia da una parola all’altra e ci mette di buonumore; Nicoletta Grazzani (da Forlì) è un’altra voce femminile dolce e leggiadra, con la capacità di farci battere il cuore e la voglia di riascoltarla all’infinito; i NuovaLinfa (da Reggio Emilia) ci riportano invece sulle assi di un palcoscenico con un combo di hip hop che cita perfino Sonda nelle loro rime calde e appassionate, la base musicale non ci da scampo, bisogna battere il tempo; i Shelly Johnson  Broke my Heart (da Rimini) sono invece amanti di psichedelia, wall of sound e band come Jesus And Mary Chain, eterei e ipnotici, sono da ascoltare in cuffia e la nostra testa esploderà in mille pezzi; i Simple Shoot (da Cesena) sono il classico gruppo di pop punk alla Green Day (solo per citare uno dei nomi più famosi del panorama), un punk rock cantato in inglese che viaggia spedito senza permettersi fermate intermedie, si sale e si scende alla fine della corsa contenti e felici di aver saltato fino allo sfinimento; con i Shijo X (da Bologna) le sonorità diventano più dilatate, i suoni più artificiosi e l’elettronica prende il sopravvento, una voce femminile accarezza le note mentre i suoi compari “pistolano” su marchingegni strani e strambi; sul finale della raccolta arriva Giovanni Baiardi (da Piacenza) con il suo rock pop in italiano ben confezionato e aggressivo come lo possono essere i brani che strizzano l’occhio alla classifica e agli amanti del rock; in chiusura i Dobermann Trio (da Bologna) che mettono la parola fine (a loro modo) alla compilation, con un vero e proprio assalto sonoro dove i superstiti non siamo di certo noi, ma chi non c’era, Primus style che ti atterra con un pugno in pieno volto e tu stramazzi al suolo per non rialzarti.
Sonda Volume 2 è uno spaccato dell’Emilia Romagna in musica, una terra che è sempre pronta per raccogliere qualsiasi sfida abbia davanti. Come avevo chiuso la recensione del primo volume rinnovo i complimenti a tutti gli artisti, alle loro idee artistiche, alla passione che ci mettono e a Sonda sempre alla ricerca di buona musica da ascoltare.

Flexus - Satelliti Inversi


Flexus è un realtà affermata nel panorama rock emiliano e nazionale. Con cinque album all'attivo il trio di Carpi arriva alla realizzazione di Satelliti Inversi, il primo vero e proprio album composto unicamente da brani scritti e prodotti dalla band; un progetto ambizioso e curato nei minimi dettagli, dalla produzione fino al progetto grafico disegnato dal collettivo grafico MEAT.
Satelliti Inversi
è un condensato di esperienze e influenze raccolte nei dieci anni di attività della band tra teatro, rock, collaborazioni con nomi illustri come Cisco dei Modena City Ramblers e il felice progetto con il Coro delle Mondine di Novi reinterpretando De André.

Le loro radici affondano nella grande scuola del cantautorato italiano e le dodici canzoni dell'album sono satelliti mossi da una genuina ispirazione lirica e melodica. Gli arrangiamenti, pieni e densi, sono resi ancora più unici dagli archi del Trio Sivis in "Satelliti Inversi", "Che Vita è" e "La Strada di Casa", non a caso tra le canzoni più belle dell'album.
L'unico neo lo troviamo nella mancanza di ruvidità e personalità in alcuni momenti, che però non toglie ai Flexus il merito di aver creato un ottimo disco di musica d'autore italiana.

f.a.

www.flexus.it

POL - SONDAinONDA


Alessandro Polisco (in arte POL) è un poeta, ma è anche un bassista: diversamente espressivo, probabilmente un attore che declama versi su un basso distorto, proponendo sul palco e nella vita un cliché di artista trasandato e nichilista che fa a pugni con l'orgoglioso grido "questa per me è arte!".
POL è un cantautore solista che principalmente compone e suona per se stesso, raccontandoci schegge di vita, la sua.

POL porta avanti 4 progetti, ognuno dei quali in grado di svelarci una parte del suo essere.
La sua è poesia in musica, di cose da dire ne ha tante, non scontate, rudemente legate alla realtà.

SONDAinONDA presenta POL.





Alessandro Polisco - Myspace
Bypass Trio - Facebook
Never ending prime - Facebook

Confusional Quartet -EMILIAEXCLUSIVE-


I Confusional Quartet erano l’intellighenzia nel dilagante punk rock. Eravamo alla fine degli anni ’70 e Bologna esplodeva come una polveriera. I Confusional Quartet facevano jazz-rock wave e molti, anche al di fuori dei patri confini, si accorsero di loro. Dopo qualche stagione la band arrivò al capolinea, troppo avanti, o forse non supportata in maniera adeguata. Chissà? Oggi a distanza di trenta anni i Confusional si sono riformati nella line-up originale e hanno pubblicato un album d'inediti per la bolognese Ansaldi Records. Marco Bertoni ed Enrico Serotti ci conducono per mano nel nuovo viaggio.


Cosa, o chi vi ha portati dalle parti dell'Ansaldi Records?
Quando abbiamo deciso di ritrovarci a suonare, abbiamo pensato di farlo nelle sale prova del centro Vecchio Son di Bologna, l'idea di proporre all'Ansaldi (la piccola etichetta che fa riferimento al Vecchio Son) "Italia Calibro X", è stata una scelta naturale. Inoltre sentiamo che quest'album è legato ad argomenti come Bologna, la cultura underground in questa nostra città e per noi il Vecchio Son e l'Ansaldi rappresenta oggi una parte di questa realtà.

L’album è stato registrato in presa diretta. Era il metodo di lavoro dei Confusional anche all’epoca?
Sì, era il metodo di lavoro seguito anche allora. Eravamo obbligati a farlo considerando i mezzi tecnici a disposizione a quel tempo. Il primo album fu registrato in due giorni su un otto piste. Però questa volta non ci sono nemmeno quelle poche sovra-incisioni di allora, in questo lavoro suoniamo dal vivo tutti insieme. L'album nasce dall'idea di mescolare alle registrazioni delle prime session altri contributi sonori. E' un'operazione condotta con Gianni Gitti, il nostro primo e fantastico produttore. Già all'epoca Gianni operò sui nostri pezzi, utilizzando solo il nastro magnetico, facendo mescolamenti con altre fonti sonore.

I Confusional sono un gruppo che si schiera, politicamente parlando?
Il Confusional Quartet è nato nel 1977. L'anno dei disordini di Bologna e del Movimento.  Per primi parlammo di futurismo nell'ambito dei gruppi rock e per questo fummo anche tacciati di fascismo. In sostanza non usando la voce, siamo sempre stati liberi dagli slogan. Secondo noi, allora come oggi, è il nostro contributo musicale alla scena alternativa ad avere un senso politico. Cercare di demolire schemi prestabiliti, destabilizzare certezze e proporre altre modalità espressive.  Questo è sicuramente politico.

La copertina e il titolo ricordano gli anni di piombo. Cosa voluta?
La cover è stata l'ultima cosa realizzata per questo disco e cerca di sintetizzare un po' il "mood" dell'operazione, così come spontaneamente si è venuta a creare.  E' stato sufficiente mettere dei manifesti delle nostre facce attaccati a un muro sotto i portici di Bologna e fotografarli. La grafica retinata crea un'immagine che riporta a quegli odori acri. Il titolo vuole ricordare i film italiani di serie B. In fondo questo è un album concert, una storia im/probabile e italiana fatta di suoni e musiche.

Quali sono le influenze musicali che vi siete portati in questo nuovo album?
La situazione musicale registrata nell'album è molto particolare e non è frutto di un lavoro di composizione e ricerca. Semplicemente quattro persone che dopo trenta anni si ritrovano in una stanza, accendono gli strumenti e suonano, come allora, senza parlarsi, senza guardarsi, esprimendosi in libertà. “Italia Calibro X” è in sostanza la postproduzione futurista delle registrazioni di alcune di queste improvvisazioni. I brani di quest'album, musicalmente parlando, sono stati suonati solo una volta e non sarebbe possibile ripeterli o riproporli, nessuno di noi sa cosa sta facendo.  Più in generale, se allora ammiravamo band come gli Area, i Devo e i Talking Heads, oggi suoniamo pensando a noi.

Cosa mi sono dimenticato di chiedervi?
"Progetti futuri?", ti avrei stupito.

RAIN - SONDAinONDA


Oggi SONDAinONDA, la rubrica che fa conoscere gli iscritti al progetto SONDA, vi presenta i RAIN.

Non parliamo di una band emergente, ma di un gruppo che suona da trent'anni, che non ha bisogno di troppe presentazioni. I RAIN nascono nell'ormai lontano 1980 e cominciano a suonare dal vivo in Italia, all'estero, ovunque. La loro attività live negli anni diventa sempre più fitta e li porta ad esibirsi con Paul Di' Anno, Udo, Michael Schenker, Iron Savior, Helstar, tanto per citarne alcuni.
Per celebrare l'attività trentennale a ottobre è uscito il loro ultimo album (cd e vinile) “XXX. 30 years on the road”, la loro storia in dodici pezzi completamente riarrangiati e un inedito Whiskey On The Route 666.

Noi li abbiamo intervistati, ci siamo divertiti e ci siamo fatti lasciare
Rain are us in versione acustica. Trent'anni di hard rock, trent'anni di heavy metal, trent'anni di RAIN
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