POL - SONDAinONDA


Alessandro Polisco (in arte POL) è un poeta, ma è anche un bassista: diversamente espressivo, probabilmente un attore che declama versi su un basso distorto, proponendo sul palco e nella vita un cliché di artista trasandato e nichilista che fa a pugni con l'orgoglioso grido "questa per me è arte!".
POL è un cantautore solista che principalmente compone e suona per se stesso, raccontandoci schegge di vita, la sua.

POL porta avanti 4 progetti, ognuno dei quali in grado di svelarci una parte del suo essere.
La sua è poesia in musica, di cose da dire ne ha tante, non scontate, rudemente legate alla realtà.

SONDAinONDA presenta POL.





Alessandro Polisco - Myspace
Bypass Trio - Facebook
Never ending prime - Facebook

Confusional Quartet -EMILIAEXCLUSIVE-


I Confusional Quartet erano l’intellighenzia nel dilagante punk rock. Eravamo alla fine degli anni ’70 e Bologna esplodeva come una polveriera. I Confusional Quartet facevano jazz-rock wave e molti, anche al di fuori dei patri confini, si accorsero di loro. Dopo qualche stagione la band arrivò al capolinea, troppo avanti, o forse non supportata in maniera adeguata. Chissà? Oggi a distanza di trenta anni i Confusional si sono riformati nella line-up originale e hanno pubblicato un album d'inediti per la bolognese Ansaldi Records. Marco Bertoni ed Enrico Serotti ci conducono per mano nel nuovo viaggio.


Cosa, o chi vi ha portati dalle parti dell'Ansaldi Records?
Quando abbiamo deciso di ritrovarci a suonare, abbiamo pensato di farlo nelle sale prova del centro Vecchio Son di Bologna, l'idea di proporre all'Ansaldi (la piccola etichetta che fa riferimento al Vecchio Son) "Italia Calibro X", è stata una scelta naturale. Inoltre sentiamo che quest'album è legato ad argomenti come Bologna, la cultura underground in questa nostra città e per noi il Vecchio Son e l'Ansaldi rappresenta oggi una parte di questa realtà.

L’album è stato registrato in presa diretta. Era il metodo di lavoro dei Confusional anche all’epoca?
Sì, era il metodo di lavoro seguito anche allora. Eravamo obbligati a farlo considerando i mezzi tecnici a disposizione a quel tempo. Il primo album fu registrato in due giorni su un otto piste. Però questa volta non ci sono nemmeno quelle poche sovra-incisioni di allora, in questo lavoro suoniamo dal vivo tutti insieme. L'album nasce dall'idea di mescolare alle registrazioni delle prime session altri contributi sonori. E' un'operazione condotta con Gianni Gitti, il nostro primo e fantastico produttore. Già all'epoca Gianni operò sui nostri pezzi, utilizzando solo il nastro magnetico, facendo mescolamenti con altre fonti sonore.

I Confusional sono un gruppo che si schiera, politicamente parlando?
Il Confusional Quartet è nato nel 1977. L'anno dei disordini di Bologna e del Movimento.  Per primi parlammo di futurismo nell'ambito dei gruppi rock e per questo fummo anche tacciati di fascismo. In sostanza non usando la voce, siamo sempre stati liberi dagli slogan. Secondo noi, allora come oggi, è il nostro contributo musicale alla scena alternativa ad avere un senso politico. Cercare di demolire schemi prestabiliti, destabilizzare certezze e proporre altre modalità espressive.  Questo è sicuramente politico.

La copertina e il titolo ricordano gli anni di piombo. Cosa voluta?
La cover è stata l'ultima cosa realizzata per questo disco e cerca di sintetizzare un po' il "mood" dell'operazione, così come spontaneamente si è venuta a creare.  E' stato sufficiente mettere dei manifesti delle nostre facce attaccati a un muro sotto i portici di Bologna e fotografarli. La grafica retinata crea un'immagine che riporta a quegli odori acri. Il titolo vuole ricordare i film italiani di serie B. In fondo questo è un album concert, una storia im/probabile e italiana fatta di suoni e musiche.

Quali sono le influenze musicali che vi siete portati in questo nuovo album?
La situazione musicale registrata nell'album è molto particolare e non è frutto di un lavoro di composizione e ricerca. Semplicemente quattro persone che dopo trenta anni si ritrovano in una stanza, accendono gli strumenti e suonano, come allora, senza parlarsi, senza guardarsi, esprimendosi in libertà. “Italia Calibro X” è in sostanza la postproduzione futurista delle registrazioni di alcune di queste improvvisazioni. I brani di quest'album, musicalmente parlando, sono stati suonati solo una volta e non sarebbe possibile ripeterli o riproporli, nessuno di noi sa cosa sta facendo.  Più in generale, se allora ammiravamo band come gli Area, i Devo e i Talking Heads, oggi suoniamo pensando a noi.

Cosa mi sono dimenticato di chiedervi?
"Progetti futuri?", ti avrei stupito.

RAIN - SONDAinONDA


Oggi SONDAinONDA, la rubrica che fa conoscere gli iscritti al progetto SONDA, vi presenta i RAIN.

Non parliamo di una band emergente, ma di un gruppo che suona da trent'anni, che non ha bisogno di troppe presentazioni. I RAIN nascono nell'ormai lontano 1980 e cominciano a suonare dal vivo in Italia, all'estero, ovunque. La loro attività live negli anni diventa sempre più fitta e li porta ad esibirsi con Paul Di' Anno, Udo, Michael Schenker, Iron Savior, Helstar, tanto per citarne alcuni.
Per celebrare l'attività trentennale a ottobre è uscito il loro ultimo album (cd e vinile) “XXX. 30 years on the road”, la loro storia in dodici pezzi completamente riarrangiati e un inedito Whiskey On The Route 666.

Noi li abbiamo intervistati, ci siamo divertiti e ci siamo fatti lasciare
Rain are us in versione acustica. Trent'anni di hard rock, trent'anni di heavy metal, trent'anni di RAIN
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SALUTI DA SATURNO -EMILIAEXCLUSIVE-



   I SALUTI DA SATURNO sono uno dei pochi nomi che ha segnato il panorama musicale peninsulare con un album, “Parlare con Anna”, che è stato un fulmine a ciel sereno. Da pochi giorni è uscita la seconda fatica discografica, “Valdazze” e così abbiamo rivolto a Mirco Mariani quattro domande. Tra folk, pop e musica d’autore. Tra malinconia e gioia. Tra passato e futuro.

Saluti Da Saturno è un nome decisamente particolare. Come nasce?
“La mia idea era di salutare dall’alto, in modo di non essere legato alle cose materiali. Considerando che le mie canzoni sono tra la malinconia e la gioia, questo nome mi sembrava che potesse calzare alla perfezione. Il nome, inoltre, deriva anche dal mio amore viscerale nei confronti di Fellini cui lego la parte del sogno che c’è nel progetto”.

Molti hanno definito la tua musica “Pop d’autore”, ti ritrovi in una definizione del genere?
“Le definizioni sono quelle cose che non ho mai preso troppo sul serio. A me piace scrivere delle canzoni ed ho i miei riferimenti. Il nuovo album l’ho dedicato a Sergio Endrigo e Fiorenzo Carpi e questi sono i miei capisaldi. Se poi la mia musica è pop, non ne ho idea. Il mio obiettivo è creare delle canzoni che non siano mai ripetibili, anzi devono essere imprevedibili”.

In un periodo così buio c’è, o ci deve essere lo spazio anche per sorridere?
“Io credo che il sorriso sia fondamentale e la musica deve far sorridere. Non si può portare avanti sempre idee pesanti e concettuali, perché così facendo ci si stanca. La musica deve portare allegria”.

Che cosa deve aspettarsi chi non vi conosce da un vostro concerto?
“Deve aspettarsi delle sorprese. Il nostro concerto è preparato in sala prove al 50%, mentre il restante succede lì, sul palco. Il mio obiettivo è che l’ascoltatore deve sentirsi come se fosse sul palco con noi. Ai nostri live può succedere che decidiamo di andare a ballare in mezzo al pubblico e magari uno o più spettatori possono essere “trascinati” sul palco con noi, magari per cantare un brano insieme. Il nostro pianobar è una festa, dove ci sono momenti surreali, tra divertimento e malinconia. Per me l’importante è non annoiarsi, non voglio ripetere concerto dopo concerto un cliché, uno spettacolo sempre uguale. Sì, con i Saluti Da Saturno questo non accade”.

a.t.



Auguri dal Centro Musica e dalla redazione di emiliamixtape!!

THE BURPS - SONDAinONDA



Il progetto The Burps nasce a Modena, quasi per gioco, da un'idea dell'allora quindicenne Lero.
Lero insieme a Carra, Zillo e Mattia suonano insieme dal gennaio 2010.
I The Burps fanno dell'Energy Punk e basta guardare l'intervista per capire che non potrebbe essere altrimenti.
Hanno un album, "Il paese dei burps", datato 2009 e contenente 12 tracce, ed un ep del 2010 all'attivo, ed  in serbo tante novità.
Instancabile è la loro attività live, se ne avete voglia, ascoltarli in giro non è così difficile, così come non è difficile trovarli in rete: facebook, myspace, youtube... i The Burps sono ovunque!

Noi ci siamo divertiti ad intervistarli. A voi l'ardua sentenza.



Se l'intervista vi ha incuriositi, ecco alcuni loro pezzi per capire meglio chi sono e cosa suonano i The Burps.



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