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Questo blog sta andando in pensione.... ci trasferiamo sul NUOVO SITO, rinnovato e con tante novità!!
GONE - SONDAINONDA
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Conosciamo
Lorenzo Lugli in quanto chitarrista dei VANAMUSAE, ma non sapevamo
che dal 2009 intraprende un proprio progetto solista con lo
pseudonimo di GONE.
Contemporaneamente,
quindi, Lorenzo si ritrova a suonare in un gruppo rock dalle sonorità
potenti e decise, mentre Gone procede per una strada diversa.
I suoi
pezzi, nati quasi per gioco, hanno una connotazione più intima e
confidenziale, molto privata.
Due anime all'apparenza diverse, pronte
ad unirsi, probabilmente, quando le sue canzoni usciranno da questa sfera ancora estremamente privata e personale per
arrivare sui palchi ed offrirsi a tutti.
Quest'estate
Gone la passerà in studio a registrare il suo primo album, che speriamo di sentire presto. Come attendiamo di vedere la proposta live di questo progetto.
A voi Gone.
GONE - Myspace
VANAMUSAE - SONDAINONDA
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I Vanamusae si
formano nel 2007 con l'ambizione di comporre brani inediti in cui far confluire diverse esperienze musicali e letterarie.
I Vanamusae sono: Matteo Gozzi alla voce, Lorenzo Lugli e Stefano Crotti alle chitarre, Nicolò Monti al basso e Oussama Mansour alla batteria.
Con questa formazione vincono concorsi, aprono concerti (Malfunk, Zen Circus, Giardini di Mirò e Nordgarden, tanto per citarne qualcuno), registrano il primo ep “Senza Contorni”, autoprodotto con la collaborazione di Enrico Calanca (studio Decibel/Soliera).
Noi li abbiamo conosciuti durante il concorso A Piece for Peace, e li abbiamo riascoltati dal vivo il 21 giugno in occasione della Festa della Musica, in Largo San Giorgio a Modena.
Ci ha convinto la loro carica dal vivo, il loro live concepito come uno spettacolo a tratti quasi teatrale, i piedi scalzi del cantante... quindi non potevano esimerci dall'intervistarli.
Nel video quello che ci hanno raccontato e nel player due loro pezzi, Come i cani e I nostri corpi elettrici, per sentire la loro musica. Vanamusae.
VANAMUSAE - Facebook
ENRICO MESCOLI - SONDAINONDA
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Enrico
Mescoli è un cantautore di Carpi.
Inizia a
suonare la chitarra all'età di 12 anni, e poco dopo forma il suo
primo gruppo rock Themporanea, grazie al quale scoprirà la propria
passione per il canto.
Ma la
ricerca di una propria identità e di una propria linea, lo porta a
preferire un approccio individuale verso il suo progetto.
All'attivo
ha due ep autoprodotti: "Enrico Mescoli" e "Tradotti
in niente", dove, oltre a cantare, suona le chitarre elettriche,
acustiche, il pianoforte e il basso, collaborando con un batterista,
una violoncellista e una violinista, ed occupandosi interamente della
stesura degli arrangiamenti e della registrazione in home
studio.
Enrico
Mescoli è un artista originale, nella sua musica come nei suoi
concerti, veri e propri spettacoli.
Noi
l'abbiamo intervistato per capire meglio chi è e da cosa nasce il suo progetto musicale.
Ed eccolo, dopo l'intervista, con Daniele Rossi, in una versione acustica di POLVERE.
Myspace
LUBRIFICATION - SONDAINONDA
I
Lubrification nascono nel 2008 dalla mente di Sin (chitarra e voce),
che fonda la band con l'amico e bassista, Wassermann.
Dopo
qualche cambio, nell'estate 2008 si unisce al duo Monza, il
batterista, così la band inizia le prime prove col nome Tears of
Blood.
Lo
stesso anno il nome viene cambiato in Lubrification.
Dopo due
anni di attività e concerti nella provincia, registrano il primo
demo "Censored". Seguono due anni di intenso lavoro, in cui
la band compie uno studio alla ricerca di un'identità musicale diversa
e originale, nonostante i forti richiami alle grandi band di riferimento.
Il culmine di tutto il lavoro viene raggiunto ad aprile 2012, quando
i Lubrification tornano in studio per registrare il secondo demo,
"Death Among Us", che vede una collaborazione con il grande
Roberto "Freak" Antoni degli Skiantos, che partecipa nelle
tracce "Punx Not Intro" "Vodka Connegting People"
e nel brano "Amore è Dolore", di cui è autore del
testo.
I Lubrification fanno punk ed il loro disco è in uscita....tutti i particolari nell'intervista.
ALESYA - SONDAinONDA
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Alessandra Adabbo in arte "Alesya" è una cantautrice di origini pugliesi, ma da sempre vissuta in Emilia.
A 15 anni prende le sue prime lezioni di canto ed impara a suonare la chitarra e da quel momento in poi partecipa a vari concorsi musicali ed inizia a scrivere canzoni.
Dopo alcune esperienze di gruppo s’inventa un gruppo tutto al femminile “Selz & B" formato da 3 ragazze con cui si esibisce in vari locali e feste dell'Unità a Carpi e dintorni.
Da febbraio Alesya ha una nuova band con cui ci è venuta a trovare al Centro Musica. Ci ha raccontato un pò di lei e della sua musica.
Per chi fosse incuriosito, alla fine dell'intervista, una versione acustica del pezzo Ghiaccio e Polvere, online sul nostro canale youtube.
A voi Alesya.
Myspace
Ponch - Inseguendo Una sola via..
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Risale ormai al 2010 Inseguendo una sola via... di Cristian Poerio, in arte Ponch: 7 canzoni scritte e prodotte in casa da questo giovane cantautore di Parma, che ricalca la tradizione pop rock italiana di Ligabue, Negramaro, Rio e Negrita. Penna in mano e chitarra in braccio, se si può dire qualcosa di positivo su Ponch è che ha coraggio e buona volontà, per mettere anima e cuore nella propria musica. Si racconta e descrive il mondo che ha attorno con uno stile che quasi sicuramente, per gli amanti del genere, non risulterà inedito: ma non è questo che si richiede a un artista del genere, no?
A voler muovere una critica, la pecca maggiore di questo Inseguendo una sola via... è che non esce dal territorio della ballad strutturata sul binomio voce e chitarra e, per quanto gli arrangiamenti siano curati, nel complesso la tracklist risulta abbastanza piatta.
Speriamo che nel prossimo lavoro - che Cristian stesso dice di avere in cantiere - siano previsti brani più genuinamente rock, in modo da rompere quel vincolo con la chitarra acustica che in qualche modo tiene imbrigliata la scrittura. Un obiettivo al cui raggiungimento concorrerà quasi certamente l'apporto della neonata Ponch Band, una formazione di musicisti legata con continuità al cantautore.
A voler muovere una critica, la pecca maggiore di questo Inseguendo una sola via... è che non esce dal territorio della ballad strutturata sul binomio voce e chitarra e, per quanto gli arrangiamenti siano curati, nel complesso la tracklist risulta abbastanza piatta.
Speriamo che nel prossimo lavoro - che Cristian stesso dice di avere in cantiere - siano previsti brani più genuinamente rock, in modo da rompere quel vincolo con la chitarra acustica che in qualche modo tiene imbrigliata la scrittura. Un obiettivo al cui raggiungimento concorrerà quasi certamente l'apporto della neonata Ponch Band, una formazione di musicisti legata con continuità al cantautore.
a.l.
LOW FREQUENCY CLUB
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Inizia da lontano il percorso dei Low
Frequency Club, iniziato nel 2006 e costellato da tre album – di
cui l'ultimo, “Mission”, uscito appena un mese fa su Foolica
Records – e un paio di EP che hanno consolidato negli anni la
credibilità (non solo live) del trio bresciano.
A vedere Yoki con la tastiera inclinata
davanti mentre snocciola suoni eighties tra un riff di chitarra e
l'altro, il primo paragone che salta in mente è quello con Ian
Williams degli americani Battles, ma i riferimenti di questi ragazzi
bergamaschi non sono proprio gli stessi. C'è infatti tanto
(tantissimo, per la verità) funk nel basso di Giorgi, mentre il
drumming di Bonito sfiora a volte il confine con la drum'n'bass: due
elementi che, assieme ad un piglio melodico ed elettronico che
avvicina i Low Frequency Club alle produzioni americane DFA (LCD
Soundsystem, Hot Chip e soprattutto The Rapture) senza perdere –
anche nel cantato in inglese – un piglio tipicamente italiano, o
meglio “italo”.
Dopo gli esordi con l'EP “Emotional
Phunk” e l'album omonimo “Low Frequency Club”, entrambi su
Polka Dots, la vera esplosione della band avviene nel biennio
2009/2012 prima con i due singoli “Girlfiend Is Better” e “Johnny
Come Home” - cover rispettivamente di Talkin' Heads e Fine Young
Cannibals – e poi con il secondo album “West Coast”, con cui il
gruppo approda su Foolica Records. Al disco seguono importanti
partecipazioni a rassegne come il PWAC Festival di Maribor (in
apertura ai Klaxons), Europavox Festival di Clermont Ferrand, il main
stage degli MTV Days a Torino e l'apertura dell'unica data italiana
dei CSS.
Finito il tour i tre si prendono un
periodo di pausa dal palco per lavorare assieme a Marco Caldera (già
produttore di Massimo Volume, Phone Jobs e Heike Has The Giggles) al
loro ultimo “Mission”, che trovate in streaming sul sito
ufficiale della band http://lowfrequencyclub.it/
. Realizzato in meno di due mesi partendo solo da alcune immagini che
i tre avevano in mente: il risultato sono 8 tracce scure e intense in
cui prendono sempre più piede le sonorità anni '90 e i ritmi sono
sincopati, accompagnate live da una serie di visuals inediti,
probabilmente in linea con quelli utilizzati nel video del primo
singolo “Burn In Hell”. Insomma non solo musica, un album, ma
anche un'idea progettuale a 360° che riconferma i Low Frequency Club
come una delle realtà più interessanti della musica italiana nel
nostro Paese e nel mondo.
a.l.
Video “Burn In Hell”
Mariposa -emiliaexclusive-
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I Mariposa sono una bella realtà da ormai tanti anni. Diversi album, una casa discografica alle spalle (Trovarobato), di fatto di loro proprietà e tanti concerti in giro per l’Italia. Da poche settimane è uscito il nuovo album, “Semmai Semiplaya” e Alessandro Fiori ha lasciato la band. Di tutto ciò ne parliamo con Michele Orvieti che ci risponde dal quartier generale della Trovarobato.
Come mai Alessandro Fiori ha deciso di abbandonare l’imbarcazione Mariposa?
Questioni personali e motivazioni artistiche: una sua nuova prospettiva familiare e un nuovo percorso artistico solista che lo vedrà a breve bissare il proprio album "Attento a me stesso" uscito nel 2010.
Ha ancora senso pubblicare nuovi album in un mercato dove il downloading illegale schiaccia tutto e tutti?
Certo che sì! I pirati impediscono alle navi di viaggiare nei mari? No. Il download illegale è un vero problema per l'industria musicale (anche e soprattutto per noi piccoli); questo però non significa che sia necessario smettere di produrre nuova musica. C'è invece da pensare a nuove soluzioni e nuovi modi per avvicinare all'acquisto un pubblico sempre più distratto. Anni fa si parlava di un celestial jukebox che permettesse l'ascolto e il download di tutta la musica del mondo con una piccola quota mensile da ridistribuire agli aventi diritto.
E' un'idea ancora splendidamente valida: ma a questo c'è da aggiungere un "oggetto" per tutti coloro che vogliono "fisicamente" il tuo disco. Il ritorno del vinile ne è prova lampante.
I Mariposa sono un ensemble dalle mille sfaccettature. Tra le tante, come amate definirvi e soprattutto non ho ancora capito cosa facciate (musicalmente parlando)?
I Mariposa fanno "musica componibile". E hanno utilizzato un intero album ("Pròffiti Now! Prima Conferenza sulla Musica Componibile" del 2005) per affermarlo. La "musica componibile" è poi una pura astrazione. Hanno da sempre lavorato di "ricerca" all'interno della forma-canzone: ed è questo l'ambito da loro percorso in lungo e in largo. Ma hanno anche prodotto musica puramente strumentale e adorano le collaborazioni, le ibridazioni i meticciati e le sfide impossibili.
Quando c’è, se c’è, di Bologna nei Mariposa?
Bologna ha visto nascere il nucleo fondativo dei Mariposa, quando, nel 1999, come corollario di un'eterogenea esperienza universitaria, si sono incontrati Alessandro Fiori, Gianluca Giusti e Michele Orvieti.
Tanti luoghi sono stati importanti per quel primo nucleo creativo: come un'enorme appartamento di via San Vitale (nel palazzo posseduto dalla principessa Elettra Marconi), piazza Carducci, le varie sedi che ha avuto in quegli anni il DAMS. Bologna è poi rimasta la città sede dell'etichetta Trovarobato (nata dall'esperienza musicale dei Mariposa) e il suo quartier generale di piazza di Porta Mascarella è stato per anni la sala prove dei Mariposa e ha visto esperienze importanti come le registrazioni pubbliche della prima serie della trasmissione radiofonica "Magazzeno bis" (andata in onda su Radio Città Fujiko prima, Radio Città del Capo poi e in seguito su molte altre emittenti). Dopo due anni di assenza torniamo a prendere possesso degli stessi spazi come sede della nuova cooperativa di servizi musicali Sfera Cubica.
Cosa c’è nel prossimo futuro sulla strada dei Mariposa?
Un tour di "Semmai Semiplaya" che, partendo a fine aprile, li porterà a calcare i palchi estivi.
Sulla lunga distanza c'è un progetto discografico dal fortissimo impatto sul quale manteniamo ancora il più assoluto riserbo.
Trovarobato è la casa discografica dei Mariposa e di altri. Come scegliete gli artisti del vostro catalogo?
Cerchiamo di essere sempre attenti a ciò che ci circonda e cerchiamo di non dimenticare mai le tante effervescenti realtà che ci offre il territorio circostante. Siamo recettivi e cerchiamo sempre di valutare le tante proposte che ci arrivano ogni giorno.
L'esperienza live dei Mariposa ci permette poi di incontrare e ascoltare dal vivo moltissimi artisti: molte delle band poi prodotte da Trovarobato (come Eterea Postbong Band, Dino Fumaretto, Alessandro Grazian) sono state incontrate prima dai Mariposa nei palchi di tutta Italia. Molte altre (come Baby Blue e Samuel Katarro) ci sono state segnalate da fidatissimi amici e collaboratori come Andrea Sbaragli della fiorentina A Buzz Supreme.
Come mai Alessandro Fiori ha deciso di abbandonare l’imbarcazione Mariposa?
Questioni personali e motivazioni artistiche: una sua nuova prospettiva familiare e un nuovo percorso artistico solista che lo vedrà a breve bissare il proprio album "Attento a me stesso" uscito nel 2010.
Ha ancora senso pubblicare nuovi album in un mercato dove il downloading illegale schiaccia tutto e tutti?
Certo che sì! I pirati impediscono alle navi di viaggiare nei mari? No. Il download illegale è un vero problema per l'industria musicale (anche e soprattutto per noi piccoli); questo però non significa che sia necessario smettere di produrre nuova musica. C'è invece da pensare a nuove soluzioni e nuovi modi per avvicinare all'acquisto un pubblico sempre più distratto. Anni fa si parlava di un celestial jukebox che permettesse l'ascolto e il download di tutta la musica del mondo con una piccola quota mensile da ridistribuire agli aventi diritto.
E' un'idea ancora splendidamente valida: ma a questo c'è da aggiungere un "oggetto" per tutti coloro che vogliono "fisicamente" il tuo disco. Il ritorno del vinile ne è prova lampante.
I Mariposa sono un ensemble dalle mille sfaccettature. Tra le tante, come amate definirvi e soprattutto non ho ancora capito cosa facciate (musicalmente parlando)?
I Mariposa fanno "musica componibile". E hanno utilizzato un intero album ("Pròffiti Now! Prima Conferenza sulla Musica Componibile" del 2005) per affermarlo. La "musica componibile" è poi una pura astrazione. Hanno da sempre lavorato di "ricerca" all'interno della forma-canzone: ed è questo l'ambito da loro percorso in lungo e in largo. Ma hanno anche prodotto musica puramente strumentale e adorano le collaborazioni, le ibridazioni i meticciati e le sfide impossibili.
Quando c’è, se c’è, di Bologna nei Mariposa?
Bologna ha visto nascere il nucleo fondativo dei Mariposa, quando, nel 1999, come corollario di un'eterogenea esperienza universitaria, si sono incontrati Alessandro Fiori, Gianluca Giusti e Michele Orvieti.
Tanti luoghi sono stati importanti per quel primo nucleo creativo: come un'enorme appartamento di via San Vitale (nel palazzo posseduto dalla principessa Elettra Marconi), piazza Carducci, le varie sedi che ha avuto in quegli anni il DAMS. Bologna è poi rimasta la città sede dell'etichetta Trovarobato (nata dall'esperienza musicale dei Mariposa) e il suo quartier generale di piazza di Porta Mascarella è stato per anni la sala prove dei Mariposa e ha visto esperienze importanti come le registrazioni pubbliche della prima serie della trasmissione radiofonica "Magazzeno bis" (andata in onda su Radio Città Fujiko prima, Radio Città del Capo poi e in seguito su molte altre emittenti). Dopo due anni di assenza torniamo a prendere possesso degli stessi spazi come sede della nuova cooperativa di servizi musicali Sfera Cubica.
Cosa c’è nel prossimo futuro sulla strada dei Mariposa?
Un tour di "Semmai Semiplaya" che, partendo a fine aprile, li porterà a calcare i palchi estivi.
Sulla lunga distanza c'è un progetto discografico dal fortissimo impatto sul quale manteniamo ancora il più assoluto riserbo.
Trovarobato è la casa discografica dei Mariposa e di altri. Come scegliete gli artisti del vostro catalogo?
Cerchiamo di essere sempre attenti a ciò che ci circonda e cerchiamo di non dimenticare mai le tante effervescenti realtà che ci offre il territorio circostante. Siamo recettivi e cerchiamo sempre di valutare le tante proposte che ci arrivano ogni giorno.
L'esperienza live dei Mariposa ci permette poi di incontrare e ascoltare dal vivo moltissimi artisti: molte delle band poi prodotte da Trovarobato (come Eterea Postbong Band, Dino Fumaretto, Alessandro Grazian) sono state incontrate prima dai Mariposa nei palchi di tutta Italia. Molte altre (come Baby Blue e Samuel Katarro) ci sono state segnalate da fidatissimi amici e collaboratori come Andrea Sbaragli della fiorentina A Buzz Supreme.
a.t.
La Banda della Comasina - (S)banda
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Si muovono tra una moltitudine di influenze i pavullesi La Banda della Comasina, che nei tre brani di questo “(S)banda” propongono una sintesi musicale positivamente schizofrenica e liriche impregnate da uno spirito intimamente antagonista, in linea con un nome ispirato dalla banda armata di Renato Vallanzasca.
Il focus musicale del quartetto – o quintetto, visto che figura nella formazione un certo “Il Negro” a cui è accreditata la funzione “birra” - è il primo grunge anni '90, riff distorti rivestiti di influenze p-funk e nu metal: queste almeno le atmosfere che ci accolgono in Da Zero, opener ma nel complesso il brano meno interessante del trittico, vittima forse di un testo che ricade nella sfruttatissima (e un po' banale) tematica romantico/rabbiosa e di una melodia che non riesce a rendere al meglio la vocalità di Omar Alexander Cruz Luna. Le cose migliorano decisamente con Loro, viaggio visionario dagli inserti in levare, in cui la melodia si muove su un declamato aspro che fa risaltare positivamente la timbrica.
La sorpresa arriva però in chiusura con La profezia, in cui le atmosfere si aprono in un ritornello finalmente in maggiore e finalmente completamente azzeccato e funzionante. Nel complesso una buona prova, dimostrazione di una capacità di scrittura ancora da affinare e in divenire, ma a cui non manca di certo personalità.
Il focus musicale del quartetto – o quintetto, visto che figura nella formazione un certo “Il Negro” a cui è accreditata la funzione “birra” - è il primo grunge anni '90, riff distorti rivestiti di influenze p-funk e nu metal: queste almeno le atmosfere che ci accolgono in Da Zero, opener ma nel complesso il brano meno interessante del trittico, vittima forse di un testo che ricade nella sfruttatissima (e un po' banale) tematica romantico/rabbiosa e di una melodia che non riesce a rendere al meglio la vocalità di Omar Alexander Cruz Luna. Le cose migliorano decisamente con Loro, viaggio visionario dagli inserti in levare, in cui la melodia si muove su un declamato aspro che fa risaltare positivamente la timbrica.
La sorpresa arriva però in chiusura con La profezia, in cui le atmosfere si aprono in un ritornello finalmente in maggiore e finalmente completamente azzeccato e funzionante. Nel complesso una buona prova, dimostrazione di una capacità di scrittura ancora da affinare e in divenire, ma a cui non manca di certo personalità.
LE-LI - Black Album
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I Le-Li sono un progetto che nasce a Bologna grazie all'incontro universitario tra Leli (vicentina) e John (bolognese). Entrambi hanno masticato diversi generi musicali, dal punk rock al pop anni '60, li hanno digeriti, assimilati, per poi gestire proteine e zuccheri nella costruzione di un linguaggio proprio. Con la stessa enfasi di un gesto religioso hanno poi abbandonato tutte le sovrastrutture dell'esperienza musicale, pur mantenendone l'essenza, l'elementarità.
E dopo questo processo si ricostruisce, recuperando un tipo di composizione musicale e testuale semplice solo in apparenza, che ondeggia dal dettato delle elementari (tonsille), alle ombre oscure di Allan Poe (il valzer dell'addio), senza mai perdere quell'equilibrio ludico sul quale si regge la visione d'infanzia.
La voce rassicurante di Leli e la strumentazione, in parte giocattolo, di John sono capaci di accomunare alle ninna nanne cover degli Stooges e dei Ramones, gli arrangiamenti, ben allenati, che navigano con scioltezza tra ambienti e atmosfere diverse, senza mai perdere quel tocco riconducibile al Le-Li operandi.
Un album a volte black quanto lo può essere un racconto dei Grimm, ma che rimane acutamente spensierato, libero da sovrastrutture adulte e quindi incisivo quanto la verità di un bambino.
E dopo questo processo si ricostruisce, recuperando un tipo di composizione musicale e testuale semplice solo in apparenza, che ondeggia dal dettato delle elementari (tonsille), alle ombre oscure di Allan Poe (il valzer dell'addio), senza mai perdere quell'equilibrio ludico sul quale si regge la visione d'infanzia.
La voce rassicurante di Leli e la strumentazione, in parte giocattolo, di John sono capaci di accomunare alle ninna nanne cover degli Stooges e dei Ramones, gli arrangiamenti, ben allenati, che navigano con scioltezza tra ambienti e atmosfere diverse, senza mai perdere quel tocco riconducibile al Le-Li operandi.
Un album a volte black quanto lo può essere un racconto dei Grimm, ma che rimane acutamente spensierato, libero da sovrastrutture adulte e quindi incisivo quanto la verità di un bambino.
d.m.
www.facebook.com/the.world.of.LELI
Mario Biondi -emiliaexclusive-
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Mario Biondi è una voce nera dalla pelle bianca. Biondi è il nome balzato al grande successo (dove per grande s'intende immenso) con alcuni lavori discografici che hanno travalicato senza problemi i patri confini. Biondi è un crooner che in questo momento è dall’altro capo del telefono e con la sua voce calda e profonda risponde alle nostre domande. Un grande. Non c’è che dire.
Nel 2004 un tuo brano destinato al mercato giapponese fu trasmesso da BBC One. Come hai reagito a questa notizia?
L’ho saputo da un mio amico che m'inviò una serie di playlist della BBC con la programmazione di Norman Jay (dj della BBC) e notai che all’inizio ero al quinto posto, poi al terzo, poi al secondo e infine al primo. Pensai a uno scherzo, non ci ho creduto fino a quando, un giorno, ho incontrato Norman che mi ha fatto tanti complimenti confermandomi la sua intensa programmazione del mio brano.
Tu ti muovi in un ambito musicale prettamente anglofono. Da italiano bisogna stare attenti ai passi che si fanno o si può andare dritti per la propria strada?
La differenza la fa come ti poni nei confronti della professione piuttosto che il linguaggio che usi. E’ il modo di sposare la musica, di come persegui la strada che hai iniziato a percorrere che è importante. Dopo il successo ho capito che potevo lavorare meglio e di più. Non sono arrivato a nessun traguardo, ho invece trovato un punto più solido e saldo.
La tua è una carriera di successo, non ti sei mai fermato un attimo a pensarci?
Ogni tanto cerco di capire dove sono arrivato e quale direzione devo prendere, credo sia fondamentale. Ovviamente quando si è sul palco non si pensa a quanto si è famosi o meno, si canta e basta. Il bello del nostro lavoro è che ogni giorno è un giorno nuovo. Ogni serata è diversa dall’altra.
a.t.
An Introduction To Vulcanology
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Certe volte la creatività riesce a concretizzarsi, e quando questo succede i
risultati sono spesso straordinari: è questo il caso dei quattro artisti di Vulcanophono, quattro realtà creative estremamente vive e attive nel territorio modenese (ma non solo) che hanno deciso di unire le forze per fare ed emergere. Singolarmente di traguardi ne hanno già raggiunti parecchi, in questi mesi, e i loro nomi forse
non vi saranno propriamente nuovi (alcuni li abbiamo già recensiti anche noi su queste pagine), ma se volete conoscerli meglio l'occasione giusta è il 15 aprile 2012 in Tenda – a Modena, in viale Monte Kosica – con “An Introduction To Vulcanology”.
Per capire meglio il progetto, e cosa succederà durante la giornata di domenica, abbiamo rivolto qualche domanda a ED. Anche se la risposta, come ci si poteva aspettare, è arrivata in maniera corale da tutte le bocche di Vulcanophono.
Innanzitutto spiegaci un po' cos'è Vulcanophono, perché avete scelto di darvi questo nome e cos'è la “vulcanology” che presenterete al pubblico il 15 aprile in Tenda?
Vulcanophono è un collettivo musicale,una fabbrica di idee ed emozioni che esplodono con tutta la violenza di un vulcano. Vulcanology è il manifesto del Vulcanophono, è il nome dell'evento del 15 aprile ma è anche la “scienza che studia il Vulcanophono”, un approccio in chiave ironica a questa nuova realtà emergente.
Come è nata e quando l'idea di mettere insieme il collettivo, da quali necessità?
Ritengo che alla base dell'arte ci sia un magma di pulsioni, urgenze ed energia. Vulcanophono è un' idea di
un gruppo di amici che si incontrano, condividono la stessa passione e hanno una profonda stima reciproca. Si tratta di un collettivo fatto da individui diversi, ma con affinità e divergenze che danno vita ad una miscela più ricca di quello che sarebbero se presi singolarmente.
Temporalmente, però, l'embrione del
progetto quando è nato? Se quella del 15 si può considerare come la presentazione ufficiale, è anche vero che il nome Vulcanophono gira già da un po'...
Vulcanophono esiste come idea da piu' stagioni, è partito tutto con il tour USA di ED e Angus McOg. Poi in
questi mesi ci sono state riunioni, concerti visti insieme, cene casalinghe e tutto quello che serve a vedere cose che da soli hanno un altra luce. Abbiamo organizzato piccoli eventi in posti diversi per abitudini e frequentazioni, per farci conoscere e per dimostrare come le cose fatte con passione e competenza possano interessare diverse individualità. La fase embrionale è sempre la più elaborata, quindi siamo “usciti allo scoperto” solo adesso, per questioni di tempo e di organizzazione.
Raccontaci in breve quali sono gli artisti in Vulcanophono, e cosa possiamo aspettarci dalla data in Tenda...
Angus McOg, Setti, ED, Rashomon: quattro diversi tra loro a rappresentare il senso del collettivo, che fa dell'eterogeneità stilistica un valore e non un limite. Il 15 aprile è una sorta di “Piacere di conoscervi, noi siamo il Vulcanophono”. Potete aspettarvi una gran bella serata: buona musica e gli A Classic Education - il miglior gruppo italiano, a nostro parere - di ritorno da un tour di 2 mesi negli USA, autori di
un disco e di un percorso che deve essere motivo d'orgoglio e stimolo per chi vuole fare musica in Italia. Spazio poi per il mercatino vintage ed etichette italiane indipendenti, che porteranno il proprio contributo musicale presentando i frutti del loro lavoro.
Giusto, ci puoi spiegare un po' la
presenza degli A Classic Education? Dato che la serata è una presentazione di Vulcanophono immagino che ci sia qualcosa che vi lega alla band, che non saranno presenti in veste di headliner e basta.
Siamo amici, e gli ACE sono prima di tutto un gruppo che piace davvero tanto ad ogni membro del collettivo. Sono un esempio, in questi tempi di inflazione mediatica e di cambiamento radicale della diffusione della musica, perché sono
quelli che hanno sempre avuto ben chiaro cosa volevano fare e l'hanno fatto. Attraverso viaggi, investimenti e sacrifici, senza mai rinunciare ai propri sogni.
Qual è secondo te il futuro di Vulcanophono, o qual è comunque la direzione che vorreste dargli?
Fare, fare e fare con criterio, seguendo il nostro gusto e la nostra poetica. Subito si parlava di autopromozione, di mettersi assieme e darsi una mano. Ora queste quattro individualità musicali non sono più l'unico "motivo" del collettivo, anzi! Non si tratta di creare un sentiero facilitato per noi 4. Collaborare con realtà già avviate per apportare un valore stilistico aggiunto (cosa che accadrà in primis al Friction Festival di quest'anno, in cui abbiamo curato parte della direzione artistica). Una delle direzioni è si sicuro quella di una buona diffusione della musica live.
Quindi pensate di aprirvi anche ad altri artisti, se queste dovessero farsi avanti? Oppure preferite rimanere un collettivo legato più da rapporti di amicizia, e continuare ad organizzare le vostre cose?
I rapporti di amicizia fra di noi sono nati in massima parte dalla reciproca stima artistica, perché si
apprezzava il lavoro degli altri. Probabilmente lo si apprezza per una sensibilità comune, che indubbiamente influisce sul lato umano (che non è secondario), come è naturale che sia. Però con Vulcanophono si vogliono fare delle cose belle insieme costruendoci attorno un'identità che si sta lentamente autodeterminando, non un picnic con gli amici. E le cose belle, fatte con passione, non sono nostre, sono di tutti. Esempio concreto: ci sono state e ci saranno serate promosse da Vulcanophono in cui nessuno del collettivo si è esibito, è stato tutto molto bello e molto nostro, a mio parere. Identità non vuol dire chiusura. Per il futuro poi si possono interrogare le stelle, magari dall'astronave di Vulcanology.
a.l.
The Villains - Here Comes The Villain
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the villains
Freschi di vittoria dal concorso A Piece for Peace, appena usciti su Sonda Vol. 2, non recensire questo Ep sarebbe stato per noi come non girarsi e sparare dopo i dieci passi in un duello.
Cinque pezzi che suonano come i Kapow e i Bang dei telefilm di Batman: qua però è il Joker a darle, senza pause e senza cedimenti.
Un Ep potente, che suda riconoscenza per il classico ma è un evidente indie-punk dotato di autocontrollo nei confronti dei suoni, dei testi e dell'arrangiamento.
L'accostamento alla settima arte è inevitabile, Here Comes The Villain è una traccia da titolo di testa che mischia il peggiore Lee Marvin con il peggiore Henry Fonda in un'unica ombra che appare lontano e, seguendo un ritmo martellante, si avvicina tra tumbleweeds e polvere, senza chiudere mai le palpebre... e questo è solo l'inizio.
Fire At The Ballroom, è il pezzo che avrei voluto scoprire a 18 anni, ruvido ma senza rabbia, un indie rock in carne, una poetica a metà tra American Graffiti e Over The Edge, un inno al disincanto con i finestrini abbassati, che non ti stanca neppure quando la rimandi indietro per quattro volte di fila.
Altra traccia notevole è The Importance of Being a Hero, che si ricollega al pezzo di apertura, con un ritmo quasi ipnotico, galoppante, che viene tagliato da un perfetto rallenty (The Long Riders) capace di metterti in stallo un attimo prima di gettarti nel finale.
Cinque tracce, cinque film brevi e potenti, mi piacerebbe dire "Cinque Pezzi Facili" ma l'ennesima citazione potrebbe essere fraintesa. Un vero regalo questa uscita del gruppo pavullese per la Forears, che fa crescere l'esigenza di ascoltare un album vero e proprio di questi cattivi ragazzi.
Se i Villains dei film fossero tutti come Georgia Minelli, Davide Tebaldi, Luca Bagatti e Riccardo Cocetti non ci sarebbero lieti fine, perchè i The Villains stanno prendendo il vizio di non sbagliare.
d.m.
www.facebook.com/The-Villains
Fuximile - SONDAinONDA
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Dei Fuximile avete già sentito parlare in occasione della recensione del loro EP Meglio Nudi proprio su queste pagine. La band di Serramazzoni è tornata con un'intervista per la rubrica SONDAinONDA condividendo i progetti futuri, il loro ep e le origini della band in equilibrio tra spensieratezza e consapevolezza delle proprie potenzialità.
Da non perdere inoltre la versione semi-acustica di Caramella, registrata a fine intervista e visibile in esclusiva sul nostro canale YouTube.
Da non perdere inoltre la versione semi-acustica di Caramella, registrata a fine intervista e visibile in esclusiva sul nostro canale YouTube.
www.fuximile.net
ERO - SONDAinONDA
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Oggi
SONDAinONDA presenta ERO.
Gli ERO sono una band che si forma nel marzo 2011, a Carpi, dall'incontro di Simone Magnani (ColdTurkey) con Enrico Gherli (Tange's Time), Mattia Crepaldi (Angus Mc Og), Luca Righi e Marco Manfredini.
Gli ERO sono una band che si forma nel marzo 2011, a Carpi, dall'incontro di Simone Magnani (ColdTurkey) con Enrico Gherli (Tange's Time), Mattia Crepaldi (Angus Mc Og), Luca Righi e Marco Manfredini.
ERO come
la sacerdotessa di Afrodite che si innamora di Leandro e che lo
aspetta nella sua torre al di là del fiume, invano. Ed è
già la scelta del nome stesso che richiama la poetica che si ritrova
nei testi, in italiano, di una band rock, che ci racconta della vita
“subita” che lascia inermi, aprendo la strada a mille spunti di
riflessione.
Nell'attesa dell'album a cui stanno lavorando, vi lasciamo all'intervista di Andrea Tinti agli Ero e, a seguire, L'Epitaffio in free download per emiliamixtape.
L'Epitaffio - ERO
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Ed - Lights On Lights Out
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Un Ep che fa sperare in una futura edizione su vinile. Lights On Lights Out (gran bel titolo): tre tracce che lasciano intravedere un possibile cambio di direzione nella produzione di Ed: deciso a mantenere una riconoscibile alta reverenza nei confronti della galassia musicale pre-walkman, ma con la giusta dose di influenza indie alimentata con tutta probabilità da Beatrice Antolini che ha prodotto e co-arrangiato l’Ep.
Zombie My Dear è sicuramente la traccia in cui questa sferzata è più tangibile, forse perchè è il pezzo più acceso, o per lo sposalizio basso/batteria, in ogni caso c’è qualcosa che cattura l’attenzione in quanto leggermente destabilizzante rispetto all’andatura solitamente rassicurante delle ritmiche di Ed.
Zombie My Dear è sicuramente la traccia in cui questa sferzata è più tangibile, forse perchè è il pezzo più acceso, o per lo sposalizio basso/batteria, in ogni caso c’è qualcosa che cattura l’attenzione in quanto leggermente destabilizzante rispetto all’andatura solitamente rassicurante delle ritmiche di Ed.
Anche la traccia d’apertura Your Symphony sembra esser meno accondiscendente con le marcate influenze delle passate creazioni, pur mantenendo un’atmosfera “instagram” lancia oltre il microfono un la per una stagione creativa più personale in grado di creare atmosfere immaginifiche come in Down the Shades, ma sentendole ancora più Ed, più eddizzate, più eddizzanti.
d.m.
https://www.facebook.com/cozmicsleepin
http://soundcloud.com/edband
Bert - SONDAinONDA
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Bert è leader e frontman dei ruvidi rockers Rufus Party, da Reggio Emilia, ma ha anche un suo progetto solista, voce e chitarra, con il quale sfoga la sua voglia di melodia e minimalismo, cantautorato, folk/blues e pop romantico.
Nell'intervista che segue non ci parla solo del suo progetto solista, ma ci presenta anche l'ultimo album dei Rufus Party, WITH US.
Due progetti, due mondi all'apparenza lontani ma in realtà molto vicini: Bert e Rufus Party, che si dividono per poi avvicinarsi, fondersi ed allontanarsi nuovamente.
Per conoscere meglio Bert potete ascoltare (e vedere) The Sinner's Life, il pezzo in acustico che ci ha lasciato a fine intervista!
www.rufusparty.it
Rufus Party su Facebook
Bert su Myspace
SONDA VOL. 2
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Sonda vol. 2
Il Progetto SONDA fa un altro
importante passo.
Per la seconda volta ha portato band e solisti in
studio di registrazione, insieme a un produttore (Marco Bertoni) per
registrare un brano e pubblicare la seconda raccolta con i più
meritevoli iscritti al progetto. Una giornata che per molti degli
artisti coinvolti è stata la prima esperienza in uno studio di
registrazione e la prima volta con un produttore artistico. Da questa
esperienza ne è uscita una nuova mappa di quello che si muove a
livello regionale in ambito musicale. Un ambito che, come si potrà
ascoltare è vario e variopinto.
Da subito s'intuisce che il livello qualitativo delle proposte emiliano romagnole è decisamente alto, la mutazione del fare musica negli ultimi anni ha permesso la crescita di decine di musicisti consapevoli delle loro capacità, che soffrono “soltanto” l’enorme proposta musicale che si riversa quotidianamente sulle orecchie degli ascoltatori. Un mare in tempesta nel quale ogni piccola imbarcazione fatica a navigare, imbarcando acqua a ogni ondata. In aiuto di questi natanti arriva per la seconda volta Sonda e la sua raccolta.
Da subito s'intuisce che il livello qualitativo delle proposte emiliano romagnole è decisamente alto, la mutazione del fare musica negli ultimi anni ha permesso la crescita di decine di musicisti consapevoli delle loro capacità, che soffrono “soltanto” l’enorme proposta musicale che si riversa quotidianamente sulle orecchie degli ascoltatori. Un mare in tempesta nel quale ogni piccola imbarcazione fatica a navigare, imbarcando acqua a ogni ondata. In aiuto di questi natanti arriva per la seconda volta Sonda e la sua raccolta.
Il CD si apre con i The Villains (da Modena), che ci tengono all’articolo del loro nome ed eseguono un tirato pezzo rock cantato in inglese con voce femminile che ricorda i primi Blondie, quelli più punk e meno pop, energici e compatti; si prosegue con i Sun On Sunday (da Bologna) e le coordinate geografiche si spostano nelle desolate lande statunitensi, dove il rock è nel dna di vaccari e panzoni bevitori di birra, rock’n’roll in inglese ottimamente eseguito da far invidia agli originali; dopo due brani virulenti ci rinfranchiamo il cuore con il Collettivo Ginsberg (da Forlì) che musica un paio di poesie: “Inno Alla Morte” di Ungaretti e “Papà Morte Blues” di Ginsberg, tra musica tagliata con affilati coltelli da macellaio e brividi che ci attraversano tutto il corpo; ora tocca invece a Moving Barley (da Ravenna), con la sua voce delicata e sognatrice, un piccolo affresco di pacata dolcezza che ci permette di chiudere gli occhi e fantasticare; con i Frankspara (da Bologna) si ascolta un rock pop ben articolato e ben congeniato, ricorda a volte i momenti più ispirati di Max Gazzè, parallelo da leggere in maniera positiva e senza accorgersene ci si ritrova a canticchiare; con i Tange’s Time (da Carpi) il gioco, invece, si fa più pesante, il gruppo è una sorta di circo dell’assurdo, dove ogni più piccolo “giocattolo” ti porta su altrettante strade da esplorare, qui la band si mette al servizio di un problema serio come quello dell’inquinamento con fare ironico e serio; con l’arrivo dei My Speaking Shoes (da Modena) il gioco torna a farsi pesante e malato, rock al vetriolo che scoppia come mine antiuomo a ogni nota che esce dall’impianto, tra urla e chitarre infuocate; l’atmosfera torna a rilassarsi con Grazia Cinquetti (da Parma) che ci porta per mano a Parigi e nella sua atmosfera che non si respira in nessuna altra parte del mondo, la Cinquetti saltella proprio con grazia da una parola all’altra e ci mette di buonumore; Nicoletta Grazzani (da Forlì) è un’altra voce femminile dolce e leggiadra, con la capacità di farci battere il cuore e la voglia di riascoltarla all’infinito; i NuovaLinfa (da Reggio Emilia) ci riportano invece sulle assi di un palcoscenico con un combo di hip hop che cita perfino Sonda nelle loro rime calde e appassionate, la base musicale non ci da scampo, bisogna battere il tempo; i Shelly Johnson Broke my Heart (da Rimini) sono invece amanti di psichedelia, wall of sound e band come Jesus And Mary Chain, eterei e ipnotici, sono da ascoltare in cuffia e la nostra testa esploderà in mille pezzi; i Simple Shoot (da Cesena) sono il classico gruppo di pop punk alla Green Day (solo per citare uno dei nomi più famosi del panorama), un punk rock cantato in inglese che viaggia spedito senza permettersi fermate intermedie, si sale e si scende alla fine della corsa contenti e felici di aver saltato fino allo sfinimento; con i Shijo X (da Bologna) le sonorità diventano più dilatate, i suoni più artificiosi e l’elettronica prende il sopravvento, una voce femminile accarezza le note mentre i suoi compari “pistolano” su marchingegni strani e strambi; sul finale della raccolta arriva Giovanni Baiardi (da Piacenza) con il suo rock pop in italiano ben confezionato e aggressivo come lo possono essere i brani che strizzano l’occhio alla classifica e agli amanti del rock; in chiusura i Dobermann Trio (da Bologna) che mettono la parola fine (a loro modo) alla compilation, con un vero e proprio assalto sonoro dove i superstiti non siamo di certo noi, ma chi non c’era, Primus style che ti atterra con un pugno in pieno volto e tu stramazzi al suolo per non rialzarti.
Sonda Volume 2 è uno spaccato
dell’Emilia Romagna in musica, una terra che è sempre pronta per
raccogliere qualsiasi sfida abbia davanti. Come avevo chiuso la
recensione del primo volume rinnovo i complimenti a tutti gli
artisti, alle loro idee artistiche, alla passione che ci mettono e a
Sonda sempre alla ricerca di buona musica da ascoltare.
Flexus - Satelliti Inversi
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Flexus è un realtà affermata nel panorama rock emiliano e nazionale. Con cinque album all'attivo il trio di Carpi arriva alla realizzazione di Satelliti Inversi, il primo vero e proprio album composto unicamente da brani scritti e prodotti dalla band; un progetto ambizioso e curato nei minimi dettagli, dalla produzione fino al progetto grafico disegnato dal collettivo grafico MEAT.
Satelliti Inversi è un condensato di esperienze e influenze raccolte nei dieci anni di attività della band tra teatro, rock, collaborazioni con nomi illustri come Cisco dei Modena City Ramblers e il felice progetto con il Coro delle Mondine di Novi reinterpretando De André.
Le loro radici affondano nella grande scuola del cantautorato italiano e le dodici canzoni dell'album sono satelliti mossi da una genuina ispirazione lirica e melodica. Gli arrangiamenti, pieni e densi, sono resi ancora più unici dagli archi del Trio Sivis in "Satelliti Inversi", "Che Vita è" e "La Strada di Casa", non a caso tra le canzoni più belle dell'album.
L'unico neo lo troviamo nella mancanza di ruvidità e personalità in alcuni momenti, che però non toglie ai Flexus il merito di aver creato un ottimo disco di musica d'autore italiana.
f.a.
www.flexus.it
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