VANAMUSAE - SONDAINONDA


I Vanamusae si formano nel 2007 con l'ambizione di comporre brani inediti in cui far confluire diverse esperienze musicali e letterarie.

I Vanamusae sono: Matteo Gozzi alla voce, Lorenzo Lugli e Stefano Crotti alle chitarre, Nicolò Monti al basso e Oussama Mansour alla batteria.
Con questa formazione vincono concorsi, aprono concerti (Malfunk, Zen Circus, Giardini di Mirò e Nordgarden, tanto per citarne qualcuno), registrano il primo ep “Senza Contorni”, autoprodotto con la collaborazione di Enrico Calanca (studio Decibel/Soliera).
 

Noi li abbiamo conosciuti durante il concorso  A Piece for Peace, e li abbiamo riascoltati dal vivo il 21 giugno in occasione della Festa della  Musica, in Largo San Giorgio a Modena. 
Ci ha convinto la loro carica dal vivo, il loro live concepito come uno spettacolo a tratti quasi teatrale, i piedi scalzi del cantante... quindi non potevano esimerci dall'intervistarli. 
Nel video quello che ci hanno raccontato e nel player due loro pezzi, Come i cani e I nostri corpi elettrici, per sentire la loro musica. Vanamusae.







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ENRICO MESCOLI - SONDAINONDA



Enrico Mescoli è un cantautore di Carpi.
Inizia a suonare la chitarra all'età di 12 anni, e poco dopo forma il suo primo gruppo rock Themporanea, grazie al quale scoprirà la propria passione per il canto.
Ma la ricerca di una propria identità e di una propria linea, lo porta a preferire un approccio individuale verso il suo progetto.
All'attivo ha due ep autoprodotti: "Enrico Mescoli" e "Tradotti in niente", dove, oltre a cantare, suona le chitarre elettriche, acustiche, il pianoforte e il basso, collaborando con un batterista, una violoncellista e una violinista, ed occupandosi interamente della stesura degli arrangiamenti e della registrazione in home studio.
Enrico Mescoli è un artista originale, nella sua musica come nei suoi concerti, veri e propri spettacoli.
Noi l'abbiamo intervistato per capire meglio chi è e da cosa nasce il suo progetto musicale. 




Ed eccolo, dopo l'intervista, con Daniele Rossi, in una versione acustica di POLVERE.



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LUBRIFICATION - SONDAINONDA



I Lubrification nascono nel 2008 dalla mente di Sin (chitarra e voce), che fonda la band con l'amico e bassista, Wassermann.
Dopo qualche cambio, nell'estate 2008 si unisce al duo Monza, il batterista, così la band inizia le prime prove col nome Tears of Blood.
Lo stesso anno il nome viene cambiato in Lubrification.
Dopo due anni di attività e concerti nella provincia, registrano il primo demo "Censored". Seguono due anni di intenso lavoro, in cui la band compie uno studio alla ricerca di un'identità musicale diversa e originale, nonostante i forti richiami alle grandi band di riferimento. 
Il culmine di tutto il lavoro viene raggiunto ad aprile 2012, quando i Lubrification tornano in studio per registrare il secondo demo, "Death Among Us", che vede una collaborazione con il grande Roberto "Freak" Antoni degli Skiantos, che partecipa nelle tracce "Punx Not Intro" "Vodka Connegting People" e nel brano "Amore è Dolore", di cui è autore del testo.

I Lubrification fanno punk ed il loro disco è in uscita....tutti i particolari nell'intervista.






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ALESYA - SONDAinONDA


Alessandra Adabbo in arte "Alesya" è una cantautrice di origini pugliesi, ma da sempre vissuta in Emilia.
A 15 anni prende le sue prime lezioni di canto ed impara a suonare la chitarra e da quel momento in poi partecipa a vari concorsi musicali ed inizia a scrivere canzoni.
Dopo alcune esperienze di gruppo s’inventa un gruppo tutto al femminile “Selz & B" formato da 3 ragazze con cui si esibisce in vari locali e feste dell'Unità a Carpi e dintorni.
Da febbraio Alesya ha una nuova band con cui ci è venuta a trovare al Centro Musica. Ci ha raccontato un pò di lei e della sua musica.
Per chi fosse incuriosito, alla fine dell'intervista, una versione acustica del pezzo Ghiaccio e Polvere, online sul nostro canale youtube.
A voi Alesya.



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Ponch - Inseguendo Una sola via..


Risale ormai al 2010 Inseguendo una sola via... di Cristian Poerio, in arte Ponch: 7 canzoni scritte e prodotte in casa da questo giovane cantautore di Parma, che ricalca la tradizione pop rock italiana di Ligabue, Negramaro, Rio e Negrita. Penna in mano e chitarra in braccio, se si può dire qualcosa di positivo su Ponch è che ha coraggio e buona volontà, per mettere anima e cuore nella propria musica. Si racconta e descrive il mondo che ha attorno con uno stile che quasi sicuramente, per gli amanti del genere, non risulterà inedito: ma non è questo che si richiede a un artista del genere, no?
A voler muovere una critica, la pecca maggiore di questo Inseguendo una sola via... è che non esce dal territorio della ballad strutturata sul binomio voce e chitarra e, per quanto gli arrangiamenti siano curati, nel complesso la tracklist risulta abbastanza piatta.
Speriamo che nel prossimo lavoro - che Cristian stesso dice di avere in cantiere - siano previsti brani più genuinamente rock, in modo da rompere quel vincolo con la chitarra acustica che in qualche modo tiene imbrigliata la scrittura. Un obiettivo al cui raggiungimento concorrerà quasi certamente l'apporto della neonata Ponch Band, una formazione di musicisti legata con continuità al cantautore.


a.l.

LOW FREQUENCY CLUB


Inizia da lontano il percorso dei Low Frequency Club, iniziato nel 2006 e costellato da tre album – di cui l'ultimo, “Mission”, uscito appena un mese fa su Foolica Records – e un paio di EP che hanno consolidato negli anni la credibilità (non solo live) del trio bresciano.

A vedere Yoki con la tastiera inclinata davanti mentre snocciola suoni eighties tra un riff di chitarra e l'altro, il primo paragone che salta in mente è quello con Ian Williams degli americani Battles, ma i riferimenti di questi ragazzi bergamaschi non sono proprio gli stessi. C'è infatti tanto (tantissimo, per la verità) funk nel basso di Giorgi, mentre il drumming di Bonito sfiora a volte il confine con la drum'n'bass: due elementi che, assieme ad un piglio melodico ed elettronico che avvicina i Low Frequency Club alle produzioni americane DFA (LCD Soundsystem, Hot Chip e soprattutto The Rapture) senza perdere – anche nel cantato in inglese – un piglio tipicamente italiano, o meglio “italo”.

Dopo gli esordi con l'EP “Emotional Phunk” e l'album omonimo “Low Frequency Club”, entrambi su Polka Dots, la vera esplosione della band avviene nel biennio 2009/2012 prima con i due singoli “Girlfiend Is Better” e “Johnny Come Home” - cover rispettivamente di Talkin' Heads e Fine Young Cannibals – e poi con il secondo album “West Coast”, con cui il gruppo approda su Foolica Records. Al disco seguono importanti partecipazioni a rassegne come il PWAC Festival di Maribor (in apertura ai Klaxons), Europavox Festival di Clermont Ferrand, il main stage degli MTV Days a Torino e l'apertura dell'unica data italiana dei CSS.

Finito il tour i tre si prendono un periodo di pausa dal palco per lavorare assieme a Marco Caldera (già produttore di Massimo Volume, Phone Jobs e Heike Has The Giggles) al loro ultimo “Mission”, che trovate in streaming sul sito ufficiale della band http://lowfrequencyclub.it/ . Realizzato in meno di due mesi partendo solo da alcune immagini che i tre avevano in mente: il risultato sono 8 tracce scure e intense in cui prendono sempre più piede le sonorità anni '90 e i ritmi sono sincopati, accompagnate live da una serie di visuals inediti, probabilmente in linea con quelli utilizzati nel video del primo singolo “Burn In Hell”. Insomma non solo musica, un album, ma anche un'idea progettuale a 360° che riconferma i Low Frequency Club come una delle realtà più interessanti della musica italiana nel nostro Paese e nel mondo.

a.l.

Video “Burn In Hell”